Il passaggio di testimone alla guida della Repubblica Islamica si apre nel segno dell’intransigenza. Nel suo primo intervento pubblico dopo l’elezione a Guida Suprema, Mojtaba Khamenei ha inviato un messaggio inequivocabile all’Occidente e ai partner regionali. Pur senza apparire in video, la nuova Guida ha delineato una strategia di scontro frontale, centrata sulla ritorsione militare e sulla pressione economica.
La minaccia globale: lo Stretto di Hormuz come arma
Il cuore del discorso di Khamenei punta al centro nevralgico dell’economia mondiale. La nuova Guida ha confermato che la chiusura dello Stretto di Hormuz non è solo una possibilità remota, ma una direttiva strategica prioritaria.
- Pressione economica: Lo stretto continuerà a essere utilizzato come leva contro le sanzioni. “La leva della chiusura deve continuare a essere usata come strumento di pressione”, ha dichiarato Khamenei.
- Nuovi fronti: È stata annunciata l’apertura di nuovi teatri operativi in aree dove il nemico è “vulnerabile e privo di esperienza”.
- Risarcimenti forzati: Khamenei ha minacciato il sequestro o la distruzione di beni nemici in misura equivalente ai danni subiti dall’Iran, qualora non vengano concessi risarcimenti volontari.
“Nessun passo indietro”: la retorica della vendetta
Il messaggio si è rivolto direttamente a Stati Uniti e Israele, indicati come i responsabili dell’escalation. La parola d’ordine è “vendetta”, un concetto che la Guida estende a ogni cittadino iraniano colpito:
“Non ci ritireremo mai. Vendicheremo il sangue di ogni appartenente alla Nazione martirizzato dal nemico, non solo quello del grande leader della rivoluzione.”
In particolare, è stato citato il caso della scuola Shajarah Tayyiba a Minab, definito un “crimine deliberato” che avrà un peso speciale nella pianificazione delle future ritorsioni. Finora, secondo la Guida, la vendetta è stata solo parziale; l’obiettivo è ora la sua “piena realizzazione”.
Analisi Geopolitica: L’effetto “Chokepoint” e il rischio recessione
Le minacce di Mojtaba Khamenei mirano a destabilizzare l’intera architettura economica globale. Lo Stretto di Hormuz è il “punto di strangolamento” più critico del pianeta: da qui transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota equivalente di Gas Naturale Liquefatto (GNL).
- Lo shock dei prezzi: Una chiusura prolungata potrebbe spingere il greggio oltre i 130-150 dollari al barile. Per l’Europa, ciò significherebbe un’impennata immediata dell’inflazione e una brusca frenata della crescita del PIL.
- La vulnerabilità del gas: Il blocco interromperebbe le forniture dal Qatar, mettendo in crisi Paesi come l’Italia che dipendono fortemente da questa rotta per il GNL.
- Guerra asimmetrica: L’accenno ai “nuovi fronti” suggerisce una tattica di attacchi cyber alle infrastrutture o l’uso di milizie proxy per colpire snodi logistici nel Mar Rosso, estendendo l’instabilità ben oltre il Golfo.
L’ultimatum ai Paesi vicini
Un passaggio cruciale è dedicato alle nazioni confinanti che ospitano basi militari statunitensi. Sebbene Khamenei abbia espresso il desiderio di mantenere rapporti di amicizia, il tono è stato di avvertimento:
- Scelta di campo: I Paesi vicini devono chiarire la loro posizione rispetto agli “aggressori della patria”.
- Smantellamento delle basi: L’invito è quello di chiudere le installazioni americane il prima possibile, definendo la protezione USA “una menzogna”.
- Ritorsioni mirate: L’Iran ha confermato di aver già preso di mira basi militari in territori stranieri e avverte che continuerà a farlo se queste non verranno rimosse.
In sintesi, il debutto di Mojtaba Khamenei segna una linea di continuità radicale con il passato, ma con un’aggressività che punta a isolare le forze americane nella regione e a testare la tenuta dei mercati globali.
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