Italia Nostra Sicilia esprime forte preoccupazione e netta contrarietà rispetto al via libera concesso dalla Commissione europea al nuovo Piano rifiuti della Regione Siciliana, salutato con entusiasmo dal presidente Renato Schifani come un passaggio decisivo verso il superamento delle discariche.
Dietro una narrazione rassicurante e apparentemente innovativa, si intravede invece il rischio concreto di perpetuare un modello gestionale obsoleto, centrato su impianti di incenerimento – definiti oggi con un lessico più accattivante “termovalorizzatori” – che poco hanno a che vedere con una reale economia circolare.
Sugli inceneritori (ineffabilmente definiti termovalorizzatori) prosegue infatti una pervicace campagna di mistificazione della realtà portata avanti dal Governo Regionale Schifani. Si tenta di far passare come soluzione “green” un sistema che, come ampiamente evidenziato dalla comunità scientifica, non è affatto a impatto zero (nulla si crea, nulla si distrugge; tutto si trasforma – non esistono soluzioni-panacea al problema dei rifiuti; la valutazione e il bilanciamento costi/benefici/impatto ambientale sono ineludibili) e comporta emissioni, produzione di scorie e rilevanti criticità ambientali. Inoltre, tali impianti non risolvono strutturalmente il problema della gestione dei rifiuti nell’Isola, ma rischiano di spostarlo e cristallizzarlo nel tempo.
La scelta di realizzare due grandi impianti, a Palermo (Bellolampo) e a Catania (zona industriale), rappresenta una decisione strategica che vincolerà per decenni le politiche ambientali dell’isola. Si tratta di infrastrutture costose, impattanti e tecnologicamente superate rispetto agli indirizzi più avanzati in materia di gestione sostenibile dei rifiuti.
Italia Nostra Sicilia ritiene che il piano approvato rischi di distorcere le priorità: invece di investire in modo deciso e strutturale nella riduzione dei rifiuti (tra cui gli imballaggi che determinano volumi considerevoli), nel riuso e nel riciclo, si punta su impianti che necessitano di un flusso costante di rifiuti per essere economicamente sostenibili. Un paradosso evidente, che contraddice gli stessi principi europei di prevenzione e minimizzazione.
A ciò si aggiunge un elemento che non può essere ignorato: la grande maggioranza dei cittadini siciliani ha ormai maturato una diffusa educazione al riciclo e alla raccolta differenziata. Numerosi comuni dell’isola dimostrano quotidianamente che risultati significativi sono possibili. Non si comprende, dunque, per quale ragione proprio le grandi aree urbane e le città metropolitane continuino a registrare performance insufficienti, ben lontane da standard accettabili. Sorge il legittimo sospetto che, più che un problema culturale dei cittadini, vi sia una carenza strutturale nei sistemi di controllo, nella vigilanza e forse anche nella volontà politica di rendere realmente efficiente il servizio.
È proprio questa distorsione che rischia di legittimare scelte impiantistiche sbagliate: invece di colmare le inefficienze amministrative e organizzative, si preferisce ricorrere a soluzioni drastiche e centralizzate che finiscono per deresponsabilizzare i territori.
È opportuno ricordare che l’Unione Europea, pur non vietando esplicitamente l’incenerimento, orienta sempre più le proprie politiche verso modelli “rifiuti zero”, basati su filiere corte, responsabilità dei produttori e partecipazione attiva dei cittadini. In questo quadro, la scelta siciliana appare più come un compromesso al ribasso che come una reale innovazione.
Italia Nostra Sicilia denuncia anche l’assenza di un adeguato coinvolgimento dei territori e delle associazioni ambientaliste nei processi decisionali. Un piano di tale portata non può essere calato dall’alto, né giustificato esclusivamente con l’urgenza di superare l’emergenza.
Superare le discariche è un obiettivo condivisibile e non più rinviabile. Tuttavia, non si può sostituire un problema con un altro problema. La vera sfida è costruire un sistema fondato su prevenzione, raccolta differenziata spinta, impiantistica leggera e innovazione tecnologica diffusa, non su grandi opere centralizzate.
Per queste ragioni, Italia Nostra Sicilia chiede una revisione radicale del Piano Rifiuti Regionale, l’apertura di un confronto pubblico trasparente anche con i portatori di interessi diffusi e l’adozione di strategie realmente coerenti con la tutela del paesaggio, della salute e del patrimonio ambientale dell’Isola.
La Sicilia ha bisogno di futuro, non di scorciatoie.
Il Presidente e Il Consiglio Direttivo di Italia Nostra Sicilia
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