Non si arresta l’onda d’urto diplomatica provocata dal caso Global Sumud Flotilla. Con una mossa senza precedenti, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato ufficialmente che, a partire da oggi, al ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir è formalmente vietato l’accesso al territorio francese.
La decisione di Parigi segna un punto di rottura drammatico nei rapporti con l’ala più oltranzista del governo di Tel Aviv e si salda all’asse politico-diplomatico aperto dall’Italia, con il ministro Antonio Tajani che per primo ha chiesto a Bruxelles l’adozione di sanzioni comunitarie contro l’esponente del governo Netanyahu.
Lo scontro sui video delle umiliazioni
A far precipitare la situazione è stato lo stesso Ben-Gvir, che nei giorni scorsi ha pubblicato sui propri canali social un video in cui derideva gli attivisti internazionali della Flotilla diretti a Gaza, fermati dalle forze israeliane in acque internazionali. Nelle immagini, i volontari – tra cui diversi cittadini francesi e italiani – apparivano legati, bendati, fatti inginocchiare e sottoposti a pesanti trattamenti degradanti. Una volta rilasciati e atterrati a Istanbul o Roma, molti di loro hanno denunciato di aver subito veri e propri abusi fisici.
Il capo della diplomazia francese Barrot ha affidato a X parole durissime:
“Questa decisione fa seguito ai suoi comportamenti inqualificabili nei confronti di cittadini francesi ed europei passeggeri della flottiglia Global Sumud. Disapproviamo l’iniziativa di questa flottiglia, che non produce alcun effetto utile, ma non possiamo tollerare che dei cittadini francesi possano essere così minacciati, intimiditi o brutalizzati, per di più da un responsabile pubblico.”
Barrot ha poi concluso il messaggio sposando pubblicamente l’istanza italiana: “Insieme al mio omologo italiano, chiedo all’Unione europea di adottare sanzioni contro Itamar Ben-Gvir”.
La linea dura di Parigi giunge infatti a quarantott’ore dall’iniziativa formale della Farnesina. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, aveva scritto direttamente all’Alto Rappresentante UE per la Politica Estera, Kaja Kallas, chiedendo di inserire il pacchetto sanzioni contro Ben-Gvir all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Affari Esteri.
La richiesta italiana ha trovato sponda immediata a Bruxelles: Kallas ha accolto il dossier e dato mandato agli uffici del Servizio di Azione Esterna di elaborare le opzioni restrittive in vista del vertice ministeriale del 15 giugno. Per l’adozione formale delle sanzioni (che prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio in tutta l’UE) servirà l’unanimità dei Ventisette, ma il forte asse franco-italiano mette ora alle strette i partner più riluttanti.
Tajani a Trento: «C’è un limite oltre cui non si va»
Ospite al Festival dell’Economia di Trento, Tajani ha ribadito con fermezza la posizione italiana, chiarendo che l’azione contro Ben-Gvir non mette in discussione lo storico legame con lo Stato ebraico, ma ne tutela la credibilità internazionale:
“L’Italia è amica di Israele, ma essere amici significa anche essere sinceri. Israele deve capire che c’è un limite oltre il quale non si può andare. Quello che è accaduto a bordo e nel porto in cui sono stati condotti gli attivisti è inaccettabile e avrà conseguenze politiche”.
Un isolamento, quello di Ben-Gvir, che si fa sempre più profondo. Nelle ultime ore perfino il premier israeliano Benjamin Netanyahu e la Casa Bianca hanno preso pubblicamente e fermamente le distanze dalla condotta e dai video diffusi dal ministro della Sicurezza nazionale. Intanto, sul fronte giudiziario, la Procura di Roma ha già avviato le procedure per acquisire i filmati e indagare sulle violenze denunciate dagli attivisti italiani rientrati a Fiumicino.
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