Le luci dello storico ex Caffè Romano, situato nel cuore pulsante di Caltanissetta proprio di fronte a Palazzo del Carmine, si preparano finalmente a riaccendersi in quello storico immobile che custodisce una memoria preziosa per l’intera comunità, essendo stato per quasi un secolo la sede del mitico Caffè Romano.
Fondato nel 1923 dal cavaliere Raimondo Romano, affettuosamente chiamato “Ramunnu” dai suoi concittadini, il locale aprì i battenti nel salotto buono della città, proprio di fronte all’ingresso di Palazzo del Carmine.
Sin da subito non fu una semplice attività commerciale, ma un vero e proprio punto di riferimento culturale e sociale.
Nei decenni d’oro del Novecento, seduti ai suoi tavolini all’aperto, si riuniva l’intera “intelligentia” nissena e siciliana, personalità del calibro di Leonardo Sciascia, Vitaliano Brancati, Pier Maria Rosso di San Secondo e il preside Luigi Monaco frequentavano regolarmente il locale per discutere di letteratura, società e politica.
Oltre a essere il centro della mondanità e del dibattito, il bar era rinomato per le sue eccellenze gastronomiche artigianali, custode della tradizione dolciaria locale grazie ai suoi celebri rollò, cannoli, torroni e gelati duri.
La gloriosa storia del locale ha subito una prima svolta nel settembre del 2000, quando la gestione è cambiata a seguito della scomparsa del fondatore. Da quel momento il bar ha attraversato stagioni complesse, segnate dalle prime crisi economiche del centro storico e da svariate polemiche cittadine, fino ad arrivare alla definitiva e dolorosa chiusura nell’aprile del 2014.
Per oltre novant’anni il Caffè Romano ha rappresentato l’anima identitaria di Caltanissetta, un luogo da cartolina la cui successiva serrata ha simboleggiato per i residenti l’inizio di un progressivo impoverimento sociale e culturale del cuore antico della città.
Tuttavia, non sarà la politica a ridare vita a questi locali e, soprattutto, non per la tanto sbandierata mensa universitaria. La struttura rinascerà grazie a un’iniziativa privata, i locali ospiteranno un noto ristorante-pizzeria locale, che si sposta di un centinaio di metri.
Più che di una nuova apertura si tratta quindi di un semplice trasloco. Un’operazione che, se da un lato garantisce la riqualificazione dell’immobile, dall’altro certifica il definitivo tramonto del progetto di refezione pubblica per gli studenti, lasciando l’amaro in bocca per l’ennesimo impegno non mantenuto nei confronti della città.
Assistiamo infatti ad un altro tramonto, quello della mensa universitaria nel cuore di Caltanissetta, che riaccende i riflettori sulla programmazione pubblica e sulle grandi opere ancora in sospeso, come l’ex Banca d’Italia.
Per capire come si sia arrivati a questo punto, è necessario ricostruire la parabola di un iter burocratico trasformatosi nel tempo in un vero e proprio enigma amministrativo o “mistero”
La storia comincia originariamente con un piano di rigenerazione urbana promosso dalla precedente amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Gambino.
Con la crescita delle iscrizioni ai corsi di Medicina e Infermieristica nel polo nisseno, arrivati a superare i 750 studenti, il centro storico necessitava di servizi logistici di supporto. L’idea dell’ex Bar Romano appariva ideale, un immobile strategico e a pochi passi dalle aule, capace di rivitalizzare l’area.
Il piano economico venne formalizzato attraverso un gioco di squadra istituzionale e fondi stanziati: 20.000 euro deliberati dal Comune di Caltanissetta, 50.000 euro garantiti dalla Regione Siciliana e un accordo con il Consorzio Universitario nisseno e l’ERSU di Palermo per la gestione diretta del servizio e la copertura dei costi dei pasti.
Successivamente, in qualità di Presidente del Consorzio Universitario di Caltanissetta, l’attuale sindaco, Walter Tesauro ha guidato il Consiglio di Amministrazione che ha deliberato nel suo plenum la scelta di ubicare la mensa proprio nell’ex Caffè Romano.
Con la successiva elezione di Tesauro a Sindaco della città, la promessa politica sembrava ormai blindata, dato che il primo cittadino ha trattenuto per sé la delega all’Università.
Inoltre durante le formali sedute ispettive della II e V Commissione Consiliare permanente, gli assessori Calogero Adornetto (Bilancio) e Guido Delpopolo (Sviluppo Economico) rassicuravano tutti dando per imminente e certa la mensa all’ex bar Romano sulla base di precisi impegni amministrativi.
In particolare, l’assessore Adornetto confermava nei documenti contabili la copertura finanziaria per sostenere i costi di locazione dell’immobile da parte del Comune, da destinare poi al comodato d’uso gratuito in favore del Consorzio Universitario. Dal canto suo, l’assessore Delpopolo difendeva fermamente la scelta definendola una priorità assoluta per il commercio del centro storico, stimando un indotto vitale derivante dal passaggio quotidiano di centinaia di studenti.
Secondo la linea ufficiale espressa dalla giunta, la firma del contratto di locazione sarebbe dovuta scattare immediatamente dopo l’insediamento del nuovo CdA dell’ente universitario, rimasto temporaneamente sospeso dopo le dimissioni di Tesauro per la carica di sindaco.
Nonostante le rassicurazioni formali che davano l’accordo per “cosa fatta”, l’operazione ha subìto un totale arresto. La mancata sottoscrizione finale del contratto d’affitto ha spinto il progetto in una palude burocratica, complice probabilmente il prolungato vuoto di governance del Consorzio che ha congelato l’iter e i relativi fondi comunali.
A fare le spese di questo stallo prolungato sono stati, ancora una volta, gli studenti.
Per garantire il diritto al pasto, l’ERSU di Palermo è stata costretta ad attivare soluzioni sostitutive in convenzione con il Mivà Café, situato in Via Piersanti Mattarella nella zona di Ponte Bloy. Una posizione che i rappresentanti degli studenti e le opposizioni consiliari hanno più volte contestato, definendola decentrata, scomoda per chi si sposta a piedi dalle aule del centro e fallimentare rispetto alle promesse di rilancio economico della piazza principale.
Constatata l’impossibilità di sbloccare il canale della refezione pubblica, la proprietà dell’immobile ha infine scelto di rimettere il cartello locasi, trovando poi l’accordo con il ristorante privato che si insedierà a breve.
Dato che il ristorante-pizzeria si troverà ora esattamente di fronte al Comune e a pochissimi passi dalle aule del centro, l’auspicio spontaneo di studenti e famiglie è che la nuova gestione possa stringere al più presto una convenzione con l’ERSU.
In questo modo, pur non trattandosi della mensa pubblica originaria del progetto istituzionale, i ragazzi avrebbero finalmente la possibilità di consumare un pasto accessibile nel cuore della città, risparmiandosi chilometri a piedi e ottimizzando i tempi tra una lezione e l’altra.
Il definitivo tramonto della mensa universitaria all’ex Caffè Romano rappresenta una battuta d’arresto per la programmazione della politica locale. Le linee programmatiche ufficiali che prevedevano il potenziamento di Caltanissetta come città universitaria e la stretta sinergia con il Centro Storico perdono così un tassello logistico fondamentale.
Oggi il dibattito si sposta inevitabilmente su altri tavoli, ma l’amara conclusione di questa vicenda lascia aperti forti dubbi sulla reale capacità della macchina amministrativa di tradurre i proclami in fatti compiuti.
L’augurio pressante della collettività è che le altre importanti promesse della Giunta, a partire dall’annunciato acquisto e rilancio dell’ex palazzo della Banca d’Italia, non seguano la stessa identica parabola e non facciano la stessa fine, trasformandosi nell’ennesimo progetto destinato a rimanere soltanto degli annunci Ad Maiora

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