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La pensione s’allontana, il Governo cancella Opzione Donna e Quota 103: dal 2026 arduo lasciare prima dei 67 anni, poi tre mesi dopo

Last updated: 27/12/2025 7:37
By Redazione 189 Views 7 Min Read
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Al terzo anno di Governo Meloni più di qualcuno ha cominciato ad avere dubbi sulle sulla riduzione dei requisiti per andare in pensione, soprattutto sulle promesse di sponda leghista che tanto aveva “strillato” contro la riforma Fornero promettendo in più occasioni la sua cancellazione.

Invece, come abbiamo avuto modo di dire più volte, le condizioni per lasciare il lavoro prima dei 67 anni sono diventate sempre più imprendibili e relegate ad una strettissima cerchia di lavoratori. Con le Legge di Bilancio 2026, c’è infatti stata una ulteriore “stretta” dei requisiti: i tagli approvati andranno a colpire soprattutto i lavoratori precoci e usuranti, creando un segnale decisamente negativo anche verso chi svolge professioni potenzialmente gravose e a rischio burnout, come quelle dei docenti.

Disposizioni che si aggiungono all’elevazione dei due mesi (dal 2027) e poi un ulteriore mese dal 2028) per tutti i pensionandi: quindi, a regime l’uscita dal lavoro sarà possibile solo a 67 anni e 3 mesi per chi usufruirà della pensione di vecchiaia, mentre serviranno 43 anni e 1 mese di contributi (uno in meno per le donne) per chi avrà l’opportunità di fruire della pensione di anzianità.

Poi, sempre dalla Manovra 2026 è giunto anche qualche ulteriore “ritocco” che danneggerà non poco chi sarebbe voluto andare via prima. Altro che cancellazione della legge Fornero.

Ma cosa dobbiamo aspettarci nel 2026 imminente? L’agenzia Ansa ha realizzato una sintesi di tutte le possibilità che i lavoratori hanno per lasciare l’attività, partendo dalla cancellazione di Opzione Donna e Quota 103, che almeno dava la possibilità di uscire anticipatamento, alle lavoratrici con 35 anni di contributi versati, anche se in cambio di una riduzione dell’assegno di quiescenza anche del 30 per cento.  

 Ecco tutte le possibilità di uscita:

    – PENSIONE DI VECCHIAIA A 67 ANNI: Ci si potrà andare con 20 anni di contributi. Se si è completamente nel metodo contributivo (primi contributi versati dal 1996) bisogna aver maturato una pensione almeno pari all’assegno sociale, quindi almeno di 546 euro nel 2026. Altrimenti si dovranno attendere i 71 anni con almeno cinque anni di contributi versati.

 – PENSIONE ANTICIPATA INDIPENDENTE DALL’ETÀ: Gli uomini devono aver aver maturato 42 anni e 10 mesi di contributi, le donne 41 anni e 10 mesi. Poi sarà necessario attendere altri tre mesi di finestra mobile per ottenere l’assegno.


    – PENSIONE A 64 ANNI PER CHI È INTERAMENTE NEL SISTEMA CONTRIBUTIVO. Bisogna aver versato ameno 25 anni di contributi e aver maturato un assegno di pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale (1.638 euro al mese nel 2026). Riguarderà le persone che sono nate fino alla fine del 1962 ma la soglia prevista per l’accesso terrà fuori i lavoratori a bassa retribuzione.


    – APE SOCIALE: La Manovra ha prorogato la misura di un anno, prevede sostanzialmente un ammortizzatore sociale fino alla pensione per le persone che hanno almeno 63 anni e 5 mesi di età e sono in una situazione di disagio avendo maturato almeno 30 anni di contributi (i licenziati, care giver o le persone con almeno il 74% di invalidità) o 36 anni (le persone impegnate in attività gravose, nella scuola l’unica categoria che vi rientra sono maestre e maestri della scuola dell’Infanzia). Possono utilizzare la misura le persone nate entro luglio 1963. C’è una soglia massima per l’assegno (1.500 euro se il calcolo della pensione supera questa cifra) e non è prevista la tredicesima.

  – PRECOCI CON QUOTA 41: Può accedere alla pensione anticipata chi ha versato almeno 12 mesi di contributi effettivi prima dei 19 anni, ha già versato 41 anni di contributi ed è in una situazione di difficoltà (care giver, licenziati, persone con almeno il 74% di invalidità, lavoratori impegnati in attività usuranti). Se ha lavorato in modo continuativo potrà accedere alla misura avendo versato contributi dal 1985.


    – LAVORI FATICOSI: Fino al 2026 può accedere alla pensione con 66 anni e 7 mesi di età con almeno 30 anni di contributi se si è stati impegnati in attività gravose. Tra i lavoratori che hanno questa possibilità ci sono gli operai dell’industria, gli infermieri e le maestre e i maestri della scuola dell’Infanzia.

    – LAVORI USURANTI: per queste categorie fino al 2026 l’accesso alla pensione è possibile per i dipendenti con quota 97,6 con almeno 61 anni e sette mesi di età e 35 anni di contributi (98,6 per gli autonomi con un anno in più di età anagrafica). Ci rientrano i lavoratori a turni di notte, gli addetti alla linea catena, quelli che lavorano ad alte temperature. Riguarda chi è nato fino ai primi mesi del 1965 e che lavora ininterrottamente dal 1991.


    – PENSIONE DI INVALIDITÀ: prevista per i lavoratori dipendenti con una riduzione della capacità lavorativa pari ad almeno l’80%,Gli uomini possono utilizzare la misura avendo compiuto i 61 anni, le donne dai 56.


    – ISOPENSIONE 2026
: con un accordo tra azienda e lavoratore si può ottenere uno scivolo verso alla pensione fino a sette anni ma l’azienda deve pagare i costi per l’uscita compresi i contributi previdenziali.

Fonte latecnicadellascuola.it di lessandro Giuliani

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