LA PRIMA RISPOSTA SERIA ED INTELLETTUALMENTE ONESTA DA DARE AL POPOLO CHE HA VOTATO MASSICCIAMANTE CONTRO LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E’ LA REINTRODUZIONE IMMEDIATA DEL REATO DI ABUSO DI UFFICIO.
L’ ABUSO D’UFFICIO (Art. 323 di c.p.) cancellato dalla legge Nordio con la legge del 9 agosto 2024, n. 114, va reintrodotto, prima ancora che per osservanza della Direttiva Europea contro la corruzione approvata 26 marzo 2026, per rispetto del voto espresso dal popolo sovrano per il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo 2026.
L’opposizione parlamentare, con in testa il Partito Democratico (PD) che è la maggiore forza dell’opposizione, dovrebbe immediatamente, al fine di avere rispetto dell’esito straordinario del voto referendario sulla giustizia e non incorrere in pesante procedura di infrazione da parte dell’Europa per mancata attuazione, presentare un disegno di legge che reintroduca il reato di abuso d’ufficio o di “esercizio illecito di funzioni pubbliche” così come definito dalla direttiva europea del 26 marzo scorso.
La reintroduzione del reato di abuso d’ufficio si rende necessario sia perché la destra di governo ha allargato sempre più le maglie della lotta alla corruzione e al malaffare che per superare il conflitto contro la giustizia che è nel DNA della destra.
L’aver abolito il reato di abuso di ufficio previsto dall’art. 323 del codice penale non è significato, da parte del governo, essere garantisti ma aver creato impunità per i più forti e per i detentori del pubblico potere (governanti a qualsiasi livello, politici corrotti, burocrati e operatori del malaffare in genere), lasciando così i cittadini sempre più soli ed indifesi dai soprusi del potere costituito.
Ritengo opportuno evidenziare che io parlo e voglio contribuire su questo argomento, da ex amministratore pubblico per aver fatto il Sindaco ed amministratore di un piccolo Comune per diversi anni e pertanto per aver avuto esperienza diretta di amministrare in vigenza delle varie versioni dell’art. 323 (abuso d’Ufficio). Durante tutto il periodo della mia attività di amministratore e anche dopo per effetto di essa, sono stato più volte coinvolto in procedimenti penali in forza di questo articolo 323 di c.p. e ciò nonostante ed ancor di più per questo, ritengo che l’abolizione del reato di abuso di ufficio è stata una scelta scellerata e faziosa. In assenza del precetto di cui all’art. 323 di c.p, si provi a pensare cosa ne è di tutte le vittime di abusi di potere, tradite da uno Stato che lascia i cittadini indifesi dinanzi agli abusi di tanti piccoli e grandi “Marchesi del Grillo” e/o “Don Rodrigo” che la fanno da padrone e prevaricano su tutto con tanto di impunità.
Il governo avendo abolito questo reato ha fatto perdere credibilità allo stato che si è autodelegittimato normalizzando e istituzionalizzando sia l’utilizzazione clientelare e prevaricatrice del potere pubblico che il conflitto di interesse. E’ una deriva per l’arbitrario esercizio del pubblico potere e ciò in totale controtendenza con gli orientamenti della Unione Europea, per ultimo la direttiva contro la corruzione approvata il 26 marzo scorso.
La cosa più abnorme che si sente dire a giustificazione di questa scelta scellerata e soprattutto se detta da Sindaci ed amministratori in genere, è che la persistenza di questo reato incuteva “la paura della firma” e ciò impediva di amministrare. La paura della firma da parte di chi ?? se con l’avvenuta separazione dei poteri, quello gestionale spetta ai burocrati e non ai politici !!
Ai Sindaci ed amministratori in genere che sono favorevoli all’abolizione del reato di abuso va chiarito inoltre (anche se penso che l’abbiano abbastanza chiaro) che dopo la riforma del 2020 era rimasto il reato di abuso, solamente, quando veniva violato l’obbligo di astenersi in presenza di un interesse personale e di parte.
Se un Sindaco o un amministratore in genere (politico) ha paura dell’esistenza del reato di abuso di ufficio, non è la norma che non funziona o che non è utile ma è l’amministratore che palesa di non avere buoni propositi nell’amministrare, ponendosi il pregiudizio del pericolo del rigore della legge, per attività gestionali che legittimamente non gli appartengono. Un tale atteggiamento da parte di tali “amministratori” fa facilmente presupporre che essi non sono ben predisposti al dettato costituzionale dell’art. 54, 97, ecc. che impongono che i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, e che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’azione amministrativa.
Altra giustificazione inaccettabile è quella dell’elevato numero di archiviazioni che dimostrerebbe l’inutilità del reato di abuso di ufficio. Di fatto la percentuale di archiviazioni si è elevata perché con le pregresse riforme di questo reato è diminuita l’area di applicazione e tantissimi fatti hanno cessato di essere reato ma soprattutto, a mio avviso, l’aumento delle archiviazioni dipendono da una inadeguata, se non distorta ed interessata, applicazione della legge da parte di un ordinamento giudiziario che andrebbe riveduto ed aggiustato con una riforma seria e condivisa del codice penale e di procedura penale. Secondo il giurista Gatta i cittadini con l’abolizione di questo reato i cittadini perdono uno scudo e “…. A tutti i condannati lo Stato dovrà chiedere scusa. Una riabilitazione di massa del peggio dei pubblici amministratori è stato un messaggio culturale devastante per il futuro…”
Tra gli abusi che non possono più essere perseguiti con l’abolizione del reato di abuso d’ufficio sono: le manipolazioni di concorsi pubblici con le quali i vincitori sono selezionati non per merito ma per nepotismo e interesse di parte; tutti quei casi di favoritismo clientelari destinati a realizzare il voto di scambio; atti di vessazione e/o persecutori; abusi propedeutici ed opportuni per la consumazione di atti di corruzione e concussione; il danneggiamento delle indagini sulla mafia che spesso partono da indagini su amministratori e burocrati per poi scoprire che essi consumano abusi per favorire consorterie varie.
Un classico di abuso di atti di ufficio che non si sarebbe potuto perseguire in assenza dell’art. 323 di cp. è il sacco edilizio di Palermo che arricchì la mafia e devastò la città. Esso fu realizzato proprio grazie alla consumazione seriale di abusi d’ufficio col rilascio di migliaia di licenze edilizie illegittime e di varianti ai piani regolatori.
Aberrante risulta essere inoltre che, nonostante la gran parte di politologi, opinionisti, famosi giornalisti, giuristi, politici, magistrati, ecc. concordano con il fatto che l’Italia è un paese altamente pervaso dalla corruzione, dalla criminalità organizzata e da una burocrazia corrotta e mal funzionante, si è voluto abolire un articolo di legge che serviva a limitare, seno a risolvere del tutto, questi fenomeni di malgoverno della res pubblica. Tanto per rubare qualche battuta al responsabile giustizia del PD Debora Serracchiani dico: “Ma questo governo non vuole risolvere i problemi della giustizia, ma solo nasconderli sotto il tappeto.
Quando un treno arriva sempre in ritardo la soluzione non è eliminare gli orologi…Tradotto: non serve eliminare i reati o gli strumenti che consentono di indagare. Si deve riorganizzare il sistema”.
Calogero Vaccaro
——————
Per rimanere aggiornato sulle ultime notizie locali segui gratis il canale WhatsApp di Caltanissetta401.it https://whatsapp.com/channel/0029VbAkvGI77qVRlECsmk0o
Si precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.
