Esistono pillole di filosofia popolare capaci di fotografare l’animo umano con una precisione che farebbe invidia ai trattati di psicologia.
Tra queste, un antico proverbio siciliano recita: “U sabatu si chiama allegracori pi cu avi bedda la muglieri, cu lavi ladia ci scura lu cori e pria ca lu sabatu non veni”. Tradotto letteralmente, il sabato è una festa per chi ha una bella moglie, mentre chi non ce l’ha spera che quel giorno non arrivi mai.
Nella civiltà contadina di un tempo, il sabato sera coincideva con il ritorno a casa dopo una settimana di fatiche, per chi aveva la fortuna di un focolare sereno e di una sposa amorevole, era il momento del beato riposo, per chi viveva un matrimonio infelice, era l’inizio di un incubo domestico.
Ma se usciamo dalla metafora coniugale e leggiamo questo detto in chiave moderna, la “bella moglie” diventa la coscienza pulita e il “sabato” si trasforma nel momento della verità.
Per il cittadino comune che sceglie la via dell’onestà, la vita ha un sapore decisamente più leggero, poiché chi rispetta le regole, paga le tasse e non danneggia il prossimo gode del lusso rarissimo della totale assenza di paura.
Questa persona non sussulta se sente un passo dietro di sé di notte, non teme un controllo fiscale, né guarda con ansia una pattuglia delle forze dell’ordine, per lei, il momento del rendiconto non è una minaccia, ma un giorno come un altro in cui la trasparenza è semplicemente il proprio modo di stare al mondo.
C’è poi l’altra metà del proverbio, ovvero coloro che hanno scelto la scorciatoia dell’illecito e del sopruso a danno della collettività. Anche se il “furbo” accumula vantaggi, denaro o potere, è condannato a un’ansia perenne in cui ogni squillo del telefono può essere una cattiva notizia, ogni notifica un atto giudiziario e ogni sguardo un sospetto, vivendo nell’inferno psicologico di chi sa che il tempo è un nemico e che il giorno della resa dei conti potrebbe essere dietro l’angolo.
Questa dinamica diventa una vera e propria bomba a orologeria quando applicata alla figura del politico “furbetto”, colui che ha costruito una carriera fulminea sbandierando l’onestà e la trasparenza assoluta come un marchio di fabbrica, ma che dietro le quinte nasconde un sistema di favoritismi e scambi di favore.
Per questo profilo l’ipocrisia raddoppia il peso della colpa. mentre davanti alle telecamere recita la parte del paladino della giustizia, nel privato vive nel panico costante che il velo si squarci, poiché la sua caduta non comporterebbe solo una sanzione, ma la morte sociale e il disonore pubblico originati dal crollo del castello di bugie su cui ha fondato il proprio consenso.
L’insegnamento del proverbio siciliano resta quindi un monito universale.
La furbizia può regalare un vantaggio momentaneo e la messa in scena può incantare per qualche stagione o qualcuno, ma la verità ha la caratteristica ostinata di venire a galla.
Chi vive con la coscienza a posto non deve temere lo scorrere del tempo, mentre chi ha costruito la propria esistenza sulla menzogna deve accettare che nessuna maschera può fermare il calendario.
E il sabato, prima o poi, arriva per tutti, e solo allora si capisce davvero chi ha motivi per fare festa e chi, invece, avrebbe voluto che quel giorno non arrivasse mai. Ad Maiora
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