“Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità”
Era il 30 maggio 1924, 101 anni fa.
Una previsione di ciò che avvenne il 10 giugno successivo: alle 16 e 14, mentre si recava alla Camera, Matteotti fu rapito da una squadraccia fascista, malmenato e infine ucciso.
Solo il 3 gennaio 1925 Mussolini assunse la responsabilità dell’omicidio: “Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l’ho creato con una propaganda che va dall’intervento ad oggi”.
Pochi giorni dopo venne rapito e ucciso da sicari fascisti.
E con il sangue di Matteotti, ucciso a 39 anni, ebbe ufficialmente inizio il Ventennio.
Giacomo Matteotti guardò negli occhi i fascisti mentre li accusava, non abbassò lo sguardo, non si fece intimorire dalle continue interruzioni. Era consapevole delle conseguenze, come disse al collega Cosattini “io il mio discorso l’ho fatto, ora voi preparate il mio elogio funebre”.
Ricordare quelle parole, oggi, significa custodire e tramandare la nostra storia.
Significa rendere omaggio alla dignità, al coraggio, alla schiena dritta, al valore altissimo della vita umana e politica di Giacomo Matteotti.

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