La premier Meloni: “Opere per 10mila nuovi posti, e lavoriamo per altri 5mila”. I cantieri dovrebbero concludersi nel 2027
Diecimila nuovi posti nelle carceri italiane. E’ l’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, transitato dal consiglio dei ministri a un video sui social della premier. Il “nuovo piano carceri”, come viene definito, prevede un piano “straordinario di interventi” con opere in cantiere già oggi, assicura la capa del governo. Oltre ai 10mila posti previsti, aggiunge Meloni, il governo sta lavorando “per aggiungere altri 5mila posti in modo da colmare l’intero divario che c’è tra le presenze e i posti disponibili”. I lavori – secondo il governo – dovrebbero essere terminati nel 2027, quando cade anche la fine della legislatura.
Meloni illustra il piano contro il sovraffollamento nei penitenziari insieme all’approvazione della riforma costituzionale per la separazione delle carriere da parte del Senato. Secondo la premier sono “due punti fondamentali del nostro programma di governo e che interessano da vicino tutti voi”.
Nel piano sono previste anche la “detenzione differenziata” dei carcerati tossicodipendenti nelle comunità (circa 10mila persone) e l’accelerazione di procedure per i 10mila che hanno diritto alla liberazione anticipata. In tutto il programma di “sfollamento” coinvolgerebbe oltre 30mila persone su un totale di circa 62mila distribuiti in 189 istituti. Secondo quanto illustrato ai ministri dal commissario straordinario, Marco Doglio, il piano per l’edilizia penitenziaria avrà una spesa di 758 milioni di euro (335 dal ministero delle Infrastrutture) di euro, punta a recuperare i primi 9.696 posti entro i prossimi due anni mentre altri cinquemila potranno essere realizzati in un arco temporale quinquennale. “Niente indulti o svuota carceri: il sovraffollamento si combatte con investimenti in infrastrutture, rieducazione e sicurezza”, sostiene soddisfatto il sottosegretario Andrea Ostellari.
Quanto alla detenzione domiciliare in strutture verificate per i detenuti con problemi di tossicodipendenza si tratta di un disegno di legge, quindi con un iter parlamentare normale e non d’urgenza. “Non si tratta di uno sfoltimento carcerario – spiega il ministro della Giustizia, Carlo Nordio – ma del recupero di quei tossicodipendenti, che sono persone da curare, ma nello stesso tempo hanno commesso reati di un certo allarme sociale”. Il trattamento differenziato riguarda persone che si sono macchiati di reati minori, come quelli contro il patrimonio, furti, scippi, rapine e violazioni di domicilio. “Deve esserci una relazione tra la tossicodipendenza e il reato che si commette, perciò non tutti i tossicodipendenti possono godere della detenzione differenziata – spiega Nordio – . Considerando che il 31% usa sostanze stupefacenti o alcoliche, se solo un terzo partecipasse a questo tipo di programma avremmo una diminuzione di diecimila tossicodipendenti nelle carceri”.
Una cifra analoga potrebbe essere raggiunta poi con l’attuazione del decreto sulla liberazione anticipata, che – spiega ancora il ministro – “non richiede una legge nuova, si tratta di valutare le condizioni di persone che, sia per quanto riguarda il fine pena che per i piani di recupero a cui si sottopongono, potrebbero usufruire della liberazione anticipata: sono circa 10mila”. In questo caso l’idea è di creare una cartella personalizzata dove sono inseriti tutti i dati del carcerato, dal fine pena al trattamento che può consentire la sua liberazione. “Sono interventi operativi – chiarisce il ministro – di continua cooperazione con la magistratura di sorveglianza”.
Un ultimo provvedimento riguarda la comunicazione dei detenuti: i colloqui consentiti aumentano da uno alla settimana a sei al mese mentre per i detenuti responsabili dei delitti più gravi (articolo 4-bis) i colloqui passano da due a quattro al mese.
Da ilFattoQuotidiano
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