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CronacaRiceviamo e pubblichiamoSan Cataldo

Le OO.SS. chiedono la chiusura della Casa di Reclusione di San Cataldo

Autore: Redazione Visualizzazioni: 2.4k Tempo di lettura: 5 Pubblicato il: 11/06/2026
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Le Organizzazioni Sindacali della Polizia Penitenziaria SAPPESINAPPE-UIL hanno formalmente richiesto la chiusura dell’istituto penitenziario, gesto estremo e doloroso sia per le famiglie dei lavoratori che per l’intera collettività, ritenendo non più sostenibili le attuali condizioni operative e non più garantiti i livelli minimi di sicurezza necessari per il personale e per tutti gli operatori che quotidianamente lavorano all’interno della struttura.

Le condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria sono a dir poco del terzo mondo e, sfiorano la soglia della schiavitù.

La decisione giunge al termine di anni di denunce, segnalazioni e richieste rimaste sostanzialmente prive di adeguate risposte da parte dell’Amministrazione, inadeguata gestione del personale e privazione della libertà del personale di Polizia Penitenziaria.

L’istituto versa in una situazione di gravissima carenza di organico, aggravata da una gestione emergenziale ormai divenuta ordinaria, lo affermano i dirigenti sindacali di SAPPE (Mattina), SiNAPPe (Di Prima) e UIL FP(Scarpulla).

Il personale di Polizia Penitenziaria, continuano i rappresentanti sindacali, è costretto a sostenere carichi di lavoro insostenibili, con turni raddoppiati e continui cambi di posto di servizio, ricorso sistematico al personale delle cariche fisse per coprire le esigenze operative e frequenti impieghi in servizi esterni che sottraggono ulteriori risorse alla sicurezza dell’Istituto.

A ciò si aggiungono le persistenti criticità organizzative che impediscono una corretta gestione dell’istituto e non consentono di garantire adeguate condizioni di lavoro agli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.
Le Organizzazioni Sindacali ritengono che, nelle attuali condizioni, non siano più garantiti, anzi cancellati, i diritti dei lavoratori e gli standard minimi di sicurezza che un istituto penitenziario deve assicurare.

Per tali ragioni è stato proclamato lo stato di agitazione del personale ed è stata disposta l’interruzione delle relazioni sindacali con l’Amministrazione locale, quale inevitabile conseguenza della totale assenza di risposte concrete alle problematiche rappresentate.

La richiesta di chiusura dell’istituto, che giunge al termine di stenuanti richieste d’interventi, non per una semplice provocazione né per una presa di posizione ideologica, ma la presa d’atto di una realtà ormai sotto gli occhi di tutti, non è possibile continuare a chiedere sacrifici al personale senza fornire le risorse necessarie per operare in condizioni di sicurezza e nel rispetto della dignità professionale dei lavoratori.

Le Organizzazioni Sindacali SAPPE, SiNAPPe e UIL FP chiedono pertanto all’Amministrazione Penitenziaria locale, al Provveditorato Regionale e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di assumere con urgenza ogni decisione necessaria, compresa la estrema conseguenza della chiusura della struttura e il conseguente trasferimento della popolazione detenuta presso istituti in grado di garantire adeguati standard operativi e di sicurezza.

Non ha senso pubblicizzare le misere assunzioni di personale, quando realmente le unità destinate alla CR di San Cataldo sono inesistenti e il personale supera le 8/10 ore di lavoro giornaliere senza la possibilità di riposo psicofisico.

Se questa è la volontà dell’Amministrazione, cioè quella di far morire in agonia l’Istituto Sancataldese e portare all’esasperazione il personale, sarà meglio accorpare l’istituto alla vicina Casa Circondariale di Caltanissetta, soluzione questa che dovrebbe far saltare dalla sedia i politici locali, regionali e nazionali del territorio, perché anche se minima, la struttura produce economia in una realtà di forte depressione economica e occupazione.

In assenza d’interventi immediati, la mobilitazione sindacale proseguirà con ogni altra iniziativa consentita dalla normativa vigente, a tutela del personale di Polizia Penitenziaria e della sicurezza dell’intero sistema penitenziario, chiedendo sin da subito che la società civile e la politica si mobiliti assieme alle organizzazioni del personale di Polizia Penitenziaria a difesa dei diritti, della legalità è dell’economia del territorio.

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