Tra una crescita record e lo spettro del caro-tassi, il Ministro Giorgetti lancia l’allarme: “La stretta monetaria rischia di soffocare la ripresa e appesantire il debito”. Bankitalia avverte: se i conflitti geopolitici si prolungano, prezzi fino al +6%.
Un mix di buone e pessime notizie scuote i palazzi della politica e dell’economia italiana. Da un lato, i dati macroeconomici certificano la resilienza del Paese; dall’altro, l’ombra persistente dell’inflazione rischia di innescare una reazione a catena da parte della Banca Centrale Europea (BCE), con conseguenze pesanti per famiglie, imprese e conti pubblici.
La crescita tiene, ma l’inflazione morde
I dati provvisori indicano una performance dell’economia italiana nel primo trimestre decisamente migliore rispetto alle attese. Il PIL ha registrato una crescita dello 0,3% su base congiunturale e dello 0,8% su base annua, portando la crescita acquisita per l’intero anno allo 0,6%.
Tuttavia, a frenare gli entusiasmi è la fiammata dei prezzi al consumo. L’inflazione generale su base annua è salita al 3,2% (rispetto al +2,7% registrato precedentemente), trainata principalmente dai rincari dei beni energetici e dei trasporti. Sebbene l’inflazione “di fondo” (al netto di energia e alimentari freschi) rimanga sotto controllo, la pressione sul potere d’acquisto dei salari – già messi a dura prova dalle crisi precedenti – resta altissima.
Il fattore BCE e il “ritorno dei falchi”
Questo scenario rende sempre più probabile un intervento restrittivo da parte di Francoforte. Nel prossimo direttivo della BCE si fa sempre più concreta l’ipotesi di un nuovo aumento dei tassi di interesse. Una mossa spinta dai “falchi del Nord” (in particolare i rappresentanti tedeschi), intenzionati a raffreddare l’economia per arginare le tensioni inflazionistiche.
Una prospettiva che preoccupa fortemente il governo italiano. Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, esprime da tempo forti riserve sulla strategia del rigore monetario a oltranza:
“Sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare esclusivamente per una stretta monetaria. Il rischio concreto è che si vada a distruggere la crescita, spingendo il Paese verso la stagnazione o la recessione, senza peraltro riuscire a curare efficacemente l’inflazione.”
Il timore dell’esecutivo è duplice:
–Impatto sul debito pubblico: Un aumento del costo del denaro rende immediatamente più oneroso il rifinanziamento del debito dello Stato.
–Asimmetria degli effetti: Mentre i benefici sui prezzi legati alla politica monetaria si manifestano solitamente a distanza di 12-18 mesi, gli effetti negativi sugli investimenti e sulla crescita economica sono pressoché immediati.
Gli scenari di Bankitalia: lo spettro del 6%
A delineare un quadro di forte incertezza concorrono anche le dinamiche geopolitiche globali, in particolare le tensioni nel Medio Oriente. Nelle sue ultime considerazioni finali, il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha ammesso che un rialzo dei tassi è ormai uno scenario probabile, condizionato dall’evoluzione dei conflitti internazionali.
Se lo shock energetico e le tensioni nel Golfo Persico dovessero prolungarsi, i modelli previsionali stimano che l’inflazione in Europa potrebbe superare il 6%. Uno scenario che costringerebbe la BCE a un prolungato mantenimento dei tassi su livelli elevati, sottraendo, secondo le stime, fino a un punto percentuale di crescita complessiva nel biennio successivo.
La sfida per le istituzioni europee sarà trovare un delicato compromesso: evitare che la fiammata dei prezzi si cronicizzi, senza però assestare un colpo fatale alla ripresa economica del continente.
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