Il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea, riunutosi ieri nel Granducato del Lussemburgo, ha sancito l’ennesimo stallo sulla proposta di sospendere l’Accordo di Associazione UE-Israele.
Nonostante il superamento della soglia storica di un milione di firme per l’Iniziativa dei Cittadini Europei “Giustizia per la Palestina” e la spinta di diversi Stati membri, l’iniziativa è stata formalmente “accantonata”.
La posizione del governo italiano
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine del vertice, ha chiarito con fermezza la linea di Roma, allineandosi a quella di Berlino e Vienna. Secondo l’Italia, la sospensione totale dell’accordo non è la strada corretta:
“La nostra posizione è identica a quella della Germania. La proposta di sospendere l’accordo commerciale è stata definitivamente messa da parte. Dobbiamo esercitare pressione sul governo, non colpire la popolazione civile,” ha dichiarato Tajani.
Sebbene l’Italia abbia recentemente sospeso la conferma automatica del memorandum di difesa con Israele, un segnale di tensione dopo i recenti incidenti che hanno coinvolto il contingente Unifil in Libano, il governo Meloni continua a ritenere lo strumento commerciale un canale di dialogo diplomatico imprescindibile.
Un’Europa spaccata
Il fronte europeo appare profondamente diviso in tre blocchi:
- I promotori della linea dura: Spagna, Irlanda e Belgio, sostenuti anche dalla Slovenia, che spingono per la sospensione a causa delle violazioni dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania.
- I “cauti”: Italia, Germania e Austria, che temono che una rottura totale isolerebbe Israele e danneggerebbe l’economia europea (l’UE è il primo partner commerciale di Israele con scambi per oltre 42 miliardi di euro).
- I mediatori: guidati dall’Alto Rappresentante per la politica estera (Kallas), che cercano soluzioni intermedie, come sanzioni mirate contro ministri estremisti o coloni violenti, o l’esclusione di Israele da programmi specifici come Horizon EU.
Cosa succede ora?
La discussione non è chiusa, ma cambia forma. Tajani ha annunciato che “altre possibili iniziative” verranno valutate nel prossimo consiglio ministeriale fissato per l’11 maggio.
Al momento, la sospensione totale richiederebbe l’unanimità dei 27 Stati membri, un traguardo politicamente impossibile allo stato attuale. Anche la sospensione parziale (che richiede la maggioranza qualificata) resta lontana dai numeri necessari, con circa 15 Paesi ancora contrari o dubbiosi.
Punti chiave dell’Accordo di Associazione
– In vigore dal: 2000.
– Obiettivo: Libero scambio commerciale e cooperazione politica/sociale.
– Clausola Diritti Umani: L’Articolo 2 stabilisce che l’accordo si basa sul rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali.
– Impatto economico: Una sospensione colpirebbe esportazioni israeliane verso l’UE per circa 5,8 miliardi di euro.
L’attenzione si sposta ora sulla riunione di maggio, dove l’Italia e i suoi alleati cercheranno di proporre misure alternative che non recidano completamente i legami economici con Tel Aviv.
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