Dalle dominazioni arabe ai vicoli del centro storico nisseno: storia di una frittella di ceci che è diventata il simbolo di un’intera isola.
Se la Sicilia avesse un profumo, sarebbe probabilmente quello dell’olio bollente che incontra la farina di ceci. Le panelle, dischi dorati di pura semplicità, non sono solo un cibo da strada: sono un reperto archeologico commestibile, una testimonianza di come la fame, unita all’ingegno, possa creare capolavori gastronomici intramontabili.
Un’eredità venuta dal deserto
Le radici della panella affondano nel Medioevo, sotto il sole della dominazione araba (IX-XI secolo). Furono proprio gli Arabi a sperimentare la macinazione dei ceci per ottenerne una farina da mescolare all’acqua. Inizialmente consumata come una polenta densa e poco invitante, la miscela trovò la sua gloria quando qualcuno decise di tagliarla a fette sottili e tuffarla nell’olio d’oliva.
Nacque così la panella: economica, nutriente e perfetta per essere consumata in piedi, tra un impegno e l’altro nei mercati della Palermo antica.
La conquista dell’entroterra: l’arrivo a Caltanissetta
Sebbene Palermo sia la sua culla naturale, la panella ha saputo viaggiare, risalendo le strade che collegano la costa all’entroterra. A Caltanissetta, questo “sbarco” non è stato casuale, ma legato a figure storiche che hanno fatto della frittura un’arte.
Il nome che più di tutti risuona nella memoria collettiva nissena è quello della famiglia Labrone. Salvatore Labrone, palermitano di nascita, portò nel secondo dopoguerra i segreti della frittura perfetta nel cuore della Sicilia. Quella che era un’esclusiva del capoluogo divenne in breve tempo un’istituzione anche all’ombra della Statua della Libertà e di Corso Umberto I.
Durante la seconda guerra mondiale, Salvatore era cuoco all’Istituto Testasecca, allora adibito ad ospedale militare. Di origini palermitane ma trapiantato a Caltanissetta, Salvatore avviò successivamente la sua attività una volta finita la guerra.
“La panella a Caltanissetta non è stata un’importazione forzata, ma un’adozione d’amore. È diventata il cibo di conforto dopo la scuola, il pranzo veloce dei lavoratori delle miniere e, infine, un orgoglio cittadino.”
La variante Nissena: tra tradizione e identità
Nonostante la ricetta base sia rimasta invariata, farina di ceci, acqua, sale e prezzemolo, Caltanissetta ha saputo dare il suo tocco. Non è raro trovare nelle friggitorie locali panelle arricchite con semi di finocchietto selvatico, un richiamo ai sapori forti e terrosi tipici della cucina del centro isola, che si distacca leggermente dal rigore palermitano.
Oggi, tra le storiche “focaccerie” e i moderni chioschi, come anche servita come “stuzzichino”, la panella continua a resistere alle mode dei fast food globalizzati.
Rimane lì, racchiusa in una mafalda calda, a ricordare ai nisseni che la felicità può costare pochi spiccioli e avere il colore del sole.
La Ricetta in breve
| Ingrediente | Quantità |
| Farina di ceci | 500g |
| Acqua | 1,5 Litri |
| Sale e Pepe | q.b. |
| Prezzemolo | un ciuffo abbondante |
| Olio di semi | per friggere |
Il segreto? Mescolare energicamente a fuoco lento finché il composto non si stacca dalle pareti della pentola, poi stenderlo ancora caldo su una superficie piana (o sui classici stampini di legno) prima di procedere alla frittura.
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