L’Iran si ferma per dare l’ultimo, solenne saluto all’Ayatollah Ali Khamenei, la Guida Suprema rimasta al potere per oltre tre decenni prima di rimanere ucciso il 28 febbraio scorso in un attacco militare. Con l’arrivo della salma al Grand Mosalla, il vasto complesso religioso nel cuore della capitale, il Paese ha dato ufficialmente il via a sei giorni di imponenti cerimonie funebri. Un evento che le autorità stimano raccoglierà una folla oceanica compresa tra i 15 e i 20 milioni di persone nella sola Teheran, configurandosi non solo come un tributo nazionale, ma come una massiccia e calcolata dimostrazione di forza politica e militare all’indomani del devastante conflitto che ha sconvolto la regione.
Simboli del martirio e della rivalsa
Il feretro di Khamenei, avvolto nei colori della bandiera iraniana, è esposto all’interno della Grande Moschea. Le immagini trasmesse in diretta dalla televisione di Stato hanno mostrato i massimi vertici della Repubblica Islamica, tra cui il presidente Masoud Pezeshkian, raccolti in preghiera davanti alla bara, sulla quale è stato simbolicamente adagiato un turbante nero.
L’allestimento del Grand Mosalla non lascia spazio a interpretazioni: l’intera struttura è stata decorata con giganteschi ritratti del defunto leader, affiancati da drappi neri in segno di profondo lutto nazionale e, soprattutto, da vistose bandiere rosse. Nell’iconografia sciita, il rosso è il colore del martirio e rappresenta un esplicito e solenne giuramento di vendetta contro i responsabili della sua scomparsa. All’esterno e nel cortile del complesso, migliaia di fedeli e militanti vestiti di nero hanno intonato cori ritmati, invocando ritorsioni e scandendo i tradizionali slogan del regime.
Un lungo percorso attraverso i luoghi sacri dello sciismo
Il cerimoniale, iniziato ufficialmente sabato 4 luglio sotto rigidissime misure di sicurezza e con la totale paralisi del traffico cittadino, prevede un percorso itinerante altamente simbolico. Il corteo funebre toccherà i luoghi chiave del potere politico e spirituale dell’asse sciita:
–Teheran: sede delle prime esequie pubbliche e dell’esposizione principale.
–Qom: la città santa iraniana, fulcro teologico e dottrinale del clero sciita.
–Karbala e Najaf (Iraq): un passaggio transfrontaliero di enorme peso geopolitico, volto a riaffermare l’influenza iraniana e il legame religioso con i santuari più sacri dell’Iraq.
–Mashhad: la città natale di Khamenei, nel nord-est dell’Iran, dove la salma riceverà la sepoltura definitiva all’interno del prestigioso santuario dell’Imam Reza.
Il significato politico e la transizione
L’evento giunge dopo quasi quaranta giorni di forti tensioni e si presenta come un banco di prova cruciale per la tenuta del regime teocratico, impegnato a mostrare un’immagine di compattezza e unità nazionale inscindibile. Oltre alla mobilitazione popolare, è prevista la partecipazione di delegazioni ufficiali provenienti da circa 100 Paesi, tra cui spiccano rappresentanti di primo piano di Russia, Cina e Pakistan.
Mentre la macchina organizzativa cerca di evitare il caos che storicamente caratterizzò i funerali di Ruhollah Khomeini nel 1989, il nuovo assetto del Paese – che vede il figlio Mojtaba Khamenei indicato come successore alla Guida Suprema – si stringe attorno al feretro del “leader martire”, trasformando i giorni del dolore nella piattaforma ideologica da cui lanciare i futuri messaggi geopolitici della Repubblica Islamica.

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