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Mandato di arresto per James Comey, ex direttore dell’FBI e bestia nera di Trump

Last updated: 29/04/2026 10:49
By Redazione 85 Views 5 Min Read
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Sotto inchiesta per la seconda volta l’uomo che indagò sui rapporti fra Mosca e Trump. L’accusa: una foto che sarebbe una minaccia di morte per il presidente

Per la seconda volta James Comey, ex direttore dell’Fbi, è nel mirino della giustizia americana – contro di lui ora c’è un mandato di arresto e il rischio concreto di entrare in carcere. L’accusa è di avere minacciato di morte Donald Trump.

La nuova incriminazione di Comey non è solo un caso giudiziario eclatante, ma anche l’ultimo capitolo di uno scontro diretto che dura da quasi dieci anni. Fu l’ex direttore dell’Fbi a indagare sul “Russiagate”, l’inchiesta che nel 2016 cercò di fare luce sui legami tra Mosca e la campagna elettorale di Trump. Eletto presidente, Trump lo licenziò in tronco nel 2017 a indagine ancora in corso. 

Comey è per Trump l’icona di quella che considera una persecuzione giudiziaria ai suoi danni. Non sorprende che gli abbia giurato vendetta, costi quel che costi. 

Questa volta il motivo per colpirlo è una fotografia pubblicata da Comey sui social quasi un anno fa.

Dopo una passeggiata su una spiaggia della North Carolina, Comey postò l’immagine di alcune conchiglie disposte a formare i numeri “86 47“. Secondo il ministero della Giustizia, non si tratta di uno scatto innocente. Nel gergo americano, “86” significa eliminare o rimuovere, mentre “47” identifica il quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti. 

Di qui l’atto d’accusa: quel post era una minaccia di morte diretta a Trump.

L’indagine, rimasta ferma per mesi dopo i primi controlli del Secret Service, ha subito una brusca accelerazione quando Trump ha deciso di cambiare i vertici della giustizia. Il presidente ha rimosso Pam Bondi, accusata di non essere abbastanza incisiva contro i suoi nemici, e ha messo al suo posto Todd Blanche. 

Blanche, che è stato avvocato personale di Trump, ha impresso un cambio di passo. “Questo caso è unico e questa incriminazione spicca per il nome dell’imputato, ma la sua condotta è del genere che non tollereremo mai”, ha dichiarato Blanche.

Si tratta della seconda volta in pochi mesi che il governo cerca di trascinare Comey in tribunale. 
A settembre l’ex alto funzionario fu accusato di falsa testimonianza e intralcio ai lavori del Congresso proprio per le sue indagini sul Russiagate, ma il caso è crollato in poche settimane perché un giudice ha ritenuto irregolare la nomina della procuratrice incaricata.

Comey reagisce con un video su Substack. “Non finirà qui. Per quanto mi riguarda, nulla è cambiato. Sono ancora innocente. Non ho ancora paura. E continuo a credere nell’indipendenza della magistratura federale”, dice l’ex direttore dell’Fbi.

I legali di Comey punteranno sulla libertà di espressione garantita dalla Costituzione: una foto di conchiglie non può costituire reato senza prove della volontà di minacciare. Gli avvocati cercheranno di dimostrare che si tratta di una “inchiesta vendicativa”, un tentativo di chiudere i conti con chi osò indagare sul presidente. Ma il processo a Comey è anche un banco di prova per la Casa Bianca, che testa i suoi poteri per capire fino a che punto può spingersi per piegare al suo volere la giustizia, le leggi e tutto quel delicato sistema di controlli e contrappesi che è alla base del sistema istituzionale americano.

Fonte RaiNews.it

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