Nel dibattito sul Referendum sulla Giustizia “il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha deciso di avvelenare i pozzi accusando i magistrati”
L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) ha criticato duramente le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che nei giorni scorsi aveva paragonato l’elezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ai comportamenti della criminalità organizzata, accusando i magistrati di usare “metodi paramafiosi”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio “ha deciso di avvelenare i pozzi accusando i magistrati di usare metodi paramafiosi, paragonando l’elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura ai comportamenti della criminalità organizzata”, scrivono i magistrati.
In una nota della Giunta esecutiva centrale, l’Anm ha sottolineato che le parole del ministro “offendono la memoria di chi ha perso la vita per combattere la mafia nella storia d’Italia e mortificano il lavoro di chi, sul territorio, ogni giorno mette a rischio la propria incolumità personale per contrastare la criminalità organizzata a difesa della collettività”.
LA REPLICA DI NORDIO
A stretto giro è arrivata la risposta di Nordio, che ha definito eccessiva la reazione alle sue dichiarazioni: “Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del CSM. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal PD e dalla sinistra, riportate dal Fatto Quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di ‘mentalità e metodo mafioso’”.
Il ministro ha poi aggiunto: “Altri esponenti del ‘partito del No’ si sono espressi, a suo tempo, in modo anche più brutale. Ne faremo un elenco e lo pubblicheremo”, ribadendo che le sue parole erano un richiamo a criticità interne alla magistratura e non un attacco personale ai magistrati.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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