Riceviamo e pubblichiamo
“Un pezzo di storia urbana rischia di sbiadire per sempre nel silenzio e nell’indifferenza.
La segnalazione arriva direttamente da una cittadina che, monitorando con attenzione questi luoghi nel corso degli anni, ha assistito con rammarico alla loro progressiva e inesorabile scomparsa.
All’angolo tra via Redentore e l’imbocco di via Cardinale Nava, la storica struttura che un tempo ospitava i servizi e gli impianti legati al vecchio ente acquedotto comunale – un’opera che affonda le sue radici nei primi decenni del Novecento, durante la grande stagione di sviluppo infrastrutturale della città – fa oggi i conti con una ferita silenziosa: la sparizione dei caratteristici loghi in ferro rotondi che un tempo impreziosivano l’edificio e che oggi sono sempre meno, ridotti drasticamente rispetto al passato.
Quelli che erano nati come elementi decorativi e identitari di un’architettura legata all’archeologia industriale nissena stanno via via svanendo.
Dove un tempo si stagliavano numerosi fregi e stemmi metallici, oggi restano soltanto spazi vuoti, bulloni arrugginiti e il segno tangibile di un abbandono che dura da troppi anni.
Ma la domanda che sorge spontanea e che viene posta a gran voce è urgente: che fine hanno fatto questi dischi di ferro? Sono stati forse rimossi dagli organi preposti o dalle amministrazioni competenti per essere sottoposti a un necessario intervento di restauro conservativo? E, in tal caso, dove si trovano adesso custoditi? Oppure ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di incuria, abbandono e sottrazione incontrollata, dove nessuno ha vigilato sulla salvaguardia di un bene che appartiene alla collettività?
Il fenomeno solleva interrogativi pesanti sullo stato di conservazione del patrimonio cittadino meno visibile ma non meno importante.
Non si tratta soltanto di dettagli estetici, ma di vere e proprie tessere di un mosaico storico che racconta il volto laborioso e la modernizzazione di Caltanissetta nel secolo scorso. Esposti all’incuria, agli agenti atmosferici e al rischio concreto di spoliazioni, questi manufatti stanno sparendo nel disinteresse generale.
La situazione dell’ex acquedotto di via Redentore ripropone con forza il tema della trasparenza e del monitoraggio dei beni pubblici.
Chi amministra e chi è preposto alla tutela è chiamato a fare chiarezza: i cittadini di Caltanissetta hanno il diritto di sapere se quei pezzi di storia torneranno al loro posto restaurati o se sono andati irrimediabilmente perduti nel limbo dell’incuria. Difendere la memoria della città significa anche non lasciare spazio a questi interrogativi senza risposta.
Matilde Falcone”


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