Si preannuncia come uno dei procedimenti giudiziari più importanti nella storia della Big Tech. Prende il via oggi negli Stati Uniti, di fronte a un tribunale federale in California, il maxi-processo che vede sul banco degli imputati Meta Platforms, la società madre di Facebook e Instagram.
A guidare l’azione legale è una coalizione che comprende la California e decine di altri Stati americani, decisi a chiedere conto al colosso guidato da Mark Zuckerberg per l’impatto delle sue piattaforme sulla salute mentale dei minori.
Le accuse: funzionalità ingannevoli e dipendenza patologica
Al centro del dibattimento ci sono le strategie di progettazione utilizzate da Meta su Instagram e Facebook. Secondo le tesi dell’accusa, il gruppo avrebbero deliberatamente integrato nei propri software funzioni studiate a tavolino per agganciare i più giovani, inducendo forme di dipendenza psicologica.
Dalle notifiche push incessanti allo scorrimento infinito (infinite scroll), passando per l’impiego mirato di algoritmi di raccomandazione, Meta viene accusata di aver ignorato o minimizzato l’impatto negativo che tali meccanismi possono generare sul benessere psicofisico degli adolescenti, favorendo disturbi legati ad ansia, depressione e disturbi del sonno.
Violato il COPPA: la presunta raccolta illecita sui bambini
Un capitolo centrale del processo riguarda la presunta violazione del COPPA (Children’s Online Privacy Protection Act), la normativa federale posta a tutela della privacy dei minori sul web.
Gli Stati accusano Meta di aver raccolto e monetizzato per anni e in modo del tutto illecito i dati personali di milioni di utenti al di sotto dei 13 anni, senza il consenso informato dei genitori, al fine di alimentare gli algoritmi pubblicitari ed esasperare il coinvolgimento dei ragazzi sulle piattaforme.
Lo scenario e i possibili sviluppi
La portata dell’esito giudiziario potrebbe segnare una svolta storica:
- Riforma dell’architettura digitale: Oltre alle sanzioni economiche, una sentenza favorevole all’accusa potrebbe imporre a Meta e agli altri giganti del settore modifiche strutturali nelle modalità di profilazione e nell’uso degli algoritmi rivolti ai minorenni.
- Precedenti legali per la Big Tech: Il verdetto rischia di spalancare la strada a nuove cause collettive da parte di enti pubblici, scuole e famiglie negli USA e a livello internazionale.
Meta continua a sostenere di aver implementato nel tempo numerosi strumenti dedicati alla sicurezza dei minori e al controllo genitoriale, ma gli Stati e i procuratori intendono dimostrare che tali accorgimenti si siano rivelati tardivi ed insufficienti rispetto ai rischi generati dalle logiche di profitto dell’azienda.

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