L’uomo di 43 anni è deceduto al Pilastro durante un intervento di Polizia e 118. Sei persone iscritte nel nuovo registro “Modello 45 bis”. Gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine provocano 11 feriti.
BOLOGNA 20/07/2026 – Resta alta la tensione a Bologna dopo la morte di Abderrahim Fakir, 43enne di origini marocchine deceduto domenica 19 luglio nel rione Pilastro durante un acceso intervento delle forze dell’ordine e dei soccorritori del 118. La Procura di Bologna ha aperto un procedimento per fare piena luce sulle dinamiche dell’accaduto, mentre la città è stata teatro di proteste e scontri tra manifestanti e polizia.
La dinamica dei fatti e il video diffuso in rete
L’allarme è scattato quando alcuni residenti del quartiere hanno contattato le forze dell’ordine segnalando un uomo in forte stato di agitazione nei pressi di un garage. Secondo quanto ricostruito preliminarmente, gli agenti del commissariato Bolognina Pontevecchio intervenuti sul posto hanno segnalato una presunta crisi psichiatrica richiedendo l’ausilio dell’ambulanza.
Durante le fasi del contenimento, gli agenti avrebbero fatto uso dello spray al capsicum (peperoncino) per poi immobilizzare il 43enne a terra. Un video girato da un residente e rapidamente diffuso sui social mostra due poliziotti mentre bloccano l’uomo a pancia in giù tentando di ammanettarlo, alla presenza di due soccorritori. Nel filmato si sentono le urla di Fakir che chiede aiuto prima di perdere i sensi. All’arrivo dei soccorsi avanzati ne è stato constatato il decesso.
Le indagini della Procura e il “Modello 45 bis”
La Procura di Bologna, guidata dal Procuratore capo Paolo Guido, ha avviato gli accertamenti iscrivendo le sei persone intervenute — due poliziotti e quattro operatori sanitari del 118 — nel registro Modello 45 bis. Si tratta della nuova disciplina sulle annotazioni preliminari che consente di svolgere verifiche nei confronti di chi ha agito in presenza di una potenziale causa di giustificazione, evitando l’automatica iscrizione nel registro degli indagati.
«Gli accertamenti terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti, che hanno un’estensione temporale più ampia rispetto al singolo video finora diffuso in rete», ha precisato il Procuratore Guido, confermando l’acquisizione delle immagini registrate dalle bodycam in dotazione spontanea al capopattuglia, oltre che delle testimonianze dei presenti. La magistratura ha inoltre disposto l’autopsia per accertare le precise cause della morte.
Le reazioni della famiglia e del legale
Abderrahim Fakir viveva a Borgonuovo (Sasso Marconi) e lavorava come facchino nella logistica. La famiglia ha riferito che l’uomo soffriva di problemi di salute.
La sorella, Khadija Fakir, ha espresso profondo dolore e chiesto giustizia: «Lo hanno ammanettato ed è morto. Vogliamo che sia fatta piena chiarezza su cosa sia successo davvero in quei minuti».
La famiglia si è affidata all’avvocato Fabio Anselmo, il quale ha sottolineato: «Come previsto dalla Giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), le indagini su vicende di questo tipo dovrebbero essere condotte da un corpo di polizia terzo e autonomo rispetto a quello a cui appartengono i soggetti coinvolti».
Scontri al presidio e 11 feriti in centro
La notizia del decesso ha suscitato forte commozione e rabbia in città. Nella serata di lunedì, centinaia di persone — tra residenti, famiglie e appartenenti ai centri sociali — si sono radunate in centro per un presidio promosso in memoria di Fakir. Al corteo ha preso parte anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che ha espresso vicinanza ai familiari chiedendo massima trasparenza.
La situazione è degenerata quando una frangia di manifestanti si è diretta verso la Questura e la Prefettura. Tra l’area di piazza Roosevelt e via Ugo Bassi si sono verificati scontri con le forze dell’ordine, sfociati in cariche di alleggerimento e lancio di fumogeni e bombe carta. Il bilancio sanitario fornito dal 118 è di 11 feriti lievi: sei agenti di polizia e cinque manifestanti.
Il dibattito politico e le posizioni delle parti
Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha espresso il proprio cordoglio ai familiari, difendendo l’impianto normativo applicato: «Non si tratta di uno scudo penale, ma della corretta applicazione di una norma voluta per inquadrare correttamente i fatti. Esprimo piena fiducia nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine».
Anche il sindacato di Polizia SIULP, tramite il segretario generale Felice Romano, ha espresso cordoglio per la vittima, difendendo la professionalità degli agenti: «Siamo certi del corretto operato dei colleghi, che hanno agito con proporzionalità senza fare uso del taser in un contesto operativo particolarmente complesso».
Contemporaneamente, la Croce Rossa di Bologna ha diramato una nota per tutelare gli operatori sanitari finiti al centro di attacchi sui social media, precisando che il personale è intervenuto non appena le condizioni di sicurezza hanno consentito l’approccio medico al paziente.

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