In questi giorni ha fatto scalpore la notizia del lungo serpente di gente davanti il centro sociale “Pane quotidiano” a Milano. Ma la preoccupante situazione non riguatda solo il capoluogo lombardo.
Mentre la città brilla di luci e addobbi natalizi, e le famiglie si riuniscono intorno alle tavole imbandite, un’altra Milano, quella delle difficoltà e dell’indigenza crescente, si manifesta in modo inequivocabile davanti ai cancelli di “Pane Quotidiano”.
Come ogni anno, ma con numeri sempre più drammatici, la lunga fila per ricevere un pasto o un pacco alimentare si è trasformata in uno dei simboli più dolorosi e ineludibili delle festività.
Le due sedi dell’associazione laica, in Viale Monza e Viale Toscana, come si legge su diversi articoli, hanno registrato anche questo Natale un’affluenza impressionante.
Le stime più recenti parlano di 4.500-5.000 passaggi al giorno, con picchi nei giorni festivi e pre-festivi. Si tratta di una realtà che ormai è diventata strutturale e non più un’emergenza passeggera.
Queste lunghe code, che si formano fin dalle prime ore del mattino e resistono al freddo milanese, non sono più composte prevalentemente da persone senza fissa dimora, come accadeva in passato. Oggi, la maggioranza sono famiglie con bambini, che pur avendo un tetto e spesso anche un lavoro, non riescono ad affrontare il costo della vita a Milano. Affitti, bollette e la spesa quotidiana hanno prosciugato le risorse, rendendo il pasto fornito da “Pane Quotidiano” una necessità vitale, non solo a Natale.
L’associazione, fondata nel lontano 1898, non distribuisce solo cibo. Il Natale amplifica l’esigenza di dare un momento di gioia anche ai più piccoli. I volontari di “Pane Quotidiano” si impegnano per reperire e distribuire anche regali e giochi per i bambini, cercando di far sentire il calore delle feste in situazioni in cui l’unica priorità è sopravvivere. Come raccontano i volontari, l’attività dell’associazione è diventata non solo “sussidiaria”, ma “necessaria”, colmando un vuoto sociale inaccettabile.
L’amministratore delegato, Luigi Rossi, ha più volte espresso preoccupazione, non solo per l’aumento delle richieste, ma anche per la crescente difficoltà nel reperire le quantità di alimenti necessarie per fronteggiare un’utenza in costante crescita.
La lunga e composta fila di persone con borse, zaini e trolley, è stata definita da molti osservatori e commentatori come “una lunga preghiera silenziosa dell’indigenza”.
È un monito per la metropoli che corre: il Natale a “Pane Quotidiano” è la cartina tornasole di una crisi sociale ed economica che Milano, pur nella sua ricchezza, non può permettersi di ignorare. Testimonia come un gesto di solidarietà centenario sia oggi più essenziale che mai, rendendo la festa della natività, per migliaia di persone, una giornata di attesa e dignità faticosamente mantenuta in coda.
Il fenomeno delle lunghe file per l’assistenza alimentare, come quello del “Pane Quotidiano” di Milano, trova un’eco significativa e preoccupante anche in Sicilia, dove l’incidenza della povertà, soprattutto quella assoluta, si attesta su livelli ben superiori alla media italiana.
I dati più recenti confermano la povertà come problema strutturale nel Mezzogiorno, e in Sicilia in particolare:
Povertà Assoluta nel Mezzogiorno: L’incidenza di povertà assoluta tra le famiglie nel Mezzogiorno si attesta intorno al 10,2% (dati ISTAT, 2023), un valore decisamente superiore alle altre ripartizioni geografiche.
Minori in Difficoltà: L’Atlante dell’Infanzia evidenzia che le famiglie con minori sono sempre più povere e le disuguaglianze strutturali legate a servizi educativi e fragilità socio-economiche sono particolarmente evidenti nell’isola.
Povertà Sanitaria: Circa un quinto degli italiani in povertà sanitaria (ovvero esposti al rischio di compromettere la propria salute per difficoltà economiche) si trova nel Mezzogiorno.
A Caltanissetta, i dati sull’indigenza sono particolarmente allarmanti, con una situazione di povertà economica diffusa e cronicizzata:
Povertà Assoluta e Reddito: Secondo un report che cita dati INPS e ISTAT, quasi 10.000 persone vivrebbero sotto la soglia di povertà assoluta (circa 700 euro al mese) e oltre il 40% delle famiglie avrebbe un reddito inferiore a 10.000 euro annui.
Le Cause: Il Direttore della Caritas Diocesana ha sottolineato tempo fa che la mancanza di lavoro (disoccupazione cronica e lavoro irregolare) è la principale leva della povertà in città. Gran parte delle richieste di aiuto ai centri Caritas sono legate a problemi lavorativi e a un reddito insufficiente per i bisogni di base.
Cronicità del Disagio: Molte delle persone seguite dalle associazioni si rivolgono ai centri di aiuto da anni, indicando una cronicizzazione del disagio e una complessità di bisogni (economici, occupazionali, abitativi, di salute).
Nonostante il quadro difficile, il periodo natalizio si rivela, anche in Sicilia, un momento cruciale per la mobilitazione della solidarietà.
Sebbene non esista un’unica associazione con lo stesso nome e la stessa storia di quella milanese in ogni città siciliana, il concetto di assistenza alimentare è molto presente.
A Catania esiste una caffetteria sociale chiamata “Pane quotidiano – coffee and more“, nata da una collaborazione laico-religiosa, che mira a fornire non solo un pasto, ma anche percorsi di reinserimento sociale e lavorativo per persone in difficoltà.
Anche a Palermo è stato inaugurato un progetto “Pane Quotidiano” nel quartiere Brancaccio.
Numerose associazioni, come la Croce Rossa Italiana, la Caritas e iniziative promosse da enti come la Fondazione Tommaso Dragotto a Palermo o le associazioni di categoria come ANCE Catania, intensificano le campagne di raccolta fondi, alimentari e di giocattoli per i bambini.
La solidarietà a Caltanissetta, secondo una ricerca effettuata su internet, si articola principalmente attraverso la Caritas Diocesana e la Croce Rossa Italiana, che gestiscono servizi fondamentali di assistenza alimentare, spesso in collaborazione con la comunità e le istituzioni locali.
La Caritas è l’ente di riferimento per l’assistenza alle famiglie vulnerabili sul territorio nisseno. Il loro approccio si concentra sulla dignità e sull’aiuto duraturo, piuttosto che sul semplice pasto caldo giornaliero in una mensa tradizionale.
Emporio Solidale (E-Caritas), non si tratta di una mensa, ma di un vero e proprio “supermercato della solidarietà”. Gli utenti registrati e in possesso di apposite credenziali (rilasciate dai centri di ascolto Caritas) possono fare la spesa gratuitamente utilizzando un sistema a punti, scegliendo i prodotti di cui hanno bisogno (latte, pasta, legumi, zucchero, ecc.).
La Mensa di Solidarietà “Casa di Gerico” (Accoglienza Vincenziana)
Questa è l’iniziativa che più si avvicina al concetto di mensa sociale tradizionale, offrendo pasti caldi preparati quotidianamente.
Fornisce pasti caldi alle persone e alle famiglie in difficoltà ed è gestita dai volontari dell’Accoglienza Vincenziana (che fa riferimento alla spiritualità di San Vincenzo de Paoli) e si trova nei locali sottostanti la parrocchia S. Pio X.
3. Croce Rossa Italiana – Comitato di Caltanissetta (Progetto Open Food)
La Croce Rossa è molto attiva nel recupero e nella distribuzione di eccedenze alimentari, operando anche attraverso progetti innovativi.
Progetto Open Food: In collaborazione con la Regione Sicilia, il Comune di Caltanissetta e altri partner (come l’Istituto Testasecca), questo progetto mira a distribuire cibo a un prezzo simbolico (ad esempio 1 euro), per offrire un luogo diverso dalla semplice mensa, garantendo dignità e favorendo l’inclusione delle “nuove povertà”. L’obiettivo è anche ridurre lo spreco alimentare.
Raccolte Alimentari: La CRI organizza regolarmente iniziative di raccolta viveri come “Riempi il carrello della Solidarietà” nei supermercati della città, per poi distribuire i pacchi alimentari alle famiglie vulnerabili del territorio.
Oltre ai grandi centri, molte parrocchie e altre associazioni di colontari e service a Caltanissetta gestiscono in modo autonomo o in coordinamento con la Caritas diocesana, piccoli centri di distribuzione alimentare e ascolto per i residenti del quartiere, fornendo un aiuto di prossimità.
Per ricevere assistenza, il primo passo è solitamente rivolgersi al Centro di Ascolto della Caritas Diocesana o al Centro di Ascolto della parrocchia più vicina, dove si valuta la situazione e si indirizza la persona verso i servizi più appropriati (Emporio, mensa, o altri supporti).
La coda per un pasto o un aiuto, in Sicilia, a Caltanissetta come a Milano, non è solo una richiesta di cibo, ma un grido silenzioso che chiede un intervento strutturale e una risposta non solo emergenziale, ma duratura al problema della povertà.
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