Una provocazione pesante, che ha scosso nel profondo la comunità locale e acceso un vivo dibattito politico. Ieri mattina, all’ingresso del paese provenendo da Delia, è comparso uno striscione con una scritta inequivocabile: “Benvenuti nel paese delle tangenti”.
La notizia del lenzuolo si è diffusa rapidamente tra le vie di Sommatino, suscitando un’ondata di sdegno e offesa tra i cittadini. L’installazione è stata successivamente rimossa, ma le reazioni della politica e della società civile non si sono fatte attendere.
Sull’episodio è intervenuta su Facebook Angela Cocita, consigliera comunale di opposizione del gruppo “Impegno in Comune”, che ha stigmatizzato il gesto sottolineando la gravità del messaggio:
«La scritta comparsa e poi rimossa non è soltanto una provocazione, ma colpisce una comunità di cittadini che, con quei fatti, non ha nulla a che vedere. Chi sceglie di definire Sommatino con una sola frase non colpisce chi, eventualmente, ha sbagliato, ma chi ogni mattina apre il negozio, va a lavorare, cresce i propri figli, dedica tempo agli altri e prova, con fatica, a tenere vivo questo paese».
La consigliera ha poi ribadito la necessità di distinguere le responsabilità individuali dal giudizio collettivo: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Ma non possiamo accettare che a pagare sia anche chi con quei fatti non c’entra nulla; Sommatino è un paese perbene. Non perché sia perfetto, ma perché la stragrande maggioranza delle persone vive onestamente, lavora con sacrificio e vuole un paese migliore. Il modo migliore per combattere l’illegalità non è quello di assegnare etichette a un intero paese, ma pretendere verità, giustizia e responsabilità da chi ha eventualmente sbagliato, senza trascinare nel fango una comunità che, invece, merita rispetto».
Sulla stessa linea d’onda anche l’intervento dell’ex primo cittadino, Lina Sciascia, che ha voluto ricordare le radici storiche del comune:
«Lo striscione offende un’intera comunità. Sommatino è il paese di persone perbene che non meritano di essere identificate con le vicende giudiziarie che riguardano alcuni. Sommatino ha una storia fatta anche di impegno civile, di antifascismo, di lotte per i diritti e di cittadini che hanno sempre creduto nella legalità e nella democrazia».
L’ex sindaco ha infine concluso richiamando il ruolo degli organi inquirenti, ponendo un netto confine tra la cronaca giudiziaria e la dignità cittadina: «La magistratura ha il dovere di accertare eventuali responsabilità e chi ha sbagliato dovrà risponderne nelle sedi opportune. Ma trasformare un intero paese in un marchio d’infamia è ingiusto e profondamente offensivo. Condannare eventuali episodi di corruzione è un dovere. Condannare un’intera comunità è un errore».

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