C’è un’epidemia che sta colpendo le stanze del potere locale, non è la mancanza di fondi, ma una gravissima forma di amnesia mescolata a un cronico reflusso da responsabilità.
Molti cittadini ad esempio segnalano buche che sembrano crateri lunare e l’amministrazione risponde col solito “stiamo provvedendo”, ma intanto le buche si moltiplicano.
Ma è in aula che lo spettacolo diventa sublime. Se a sollevare un problema del degrado è un ex amministratore, la risposta è un classico del repertorio: “E tu dov’eri? Perché non l’hai fatto quando c’eri tu?”.
Un ragionamento logico e impeccabile. Siccome chi c’era prima non ha risolto il problema, chi c’è ora si sente autorizzato a tenerlo come cimelio storico.
Se invece a parlare è un altro consigliere d’opposizione scatta l’attacco: “Non avete ancora digerito la sconfitta”.
Parliamoci chiaramente, qui l’unica cosa difficile da digerire non è il risultato elettorale, ma la vista della città ridotta come forse mi la si era vista prima.
Più che agli avversari, il digestivo servirebbe a chi amministra per mandar giù il malumore dei loro stessi elettori che oggi, tra un’erba alta un metro, un lampione spento, buche enormi, invocano, essendo ancora entro i due anni il “recesso garantito” dal voto che gli hanno dato.
Da ammettere che è affascinante la loro capacità di dare la colpa a chiunque tranne all’immagine riflessa nello specchio. Se non è la passata amministrazione, è l’inclemenza del tempo, se non è il meteo, è la natura che si ostina a far crescere l’erba, maledetta fotosintesi.
A questo punto la domanda sorge spontanea, quasi ingenua: se la colpa è sempre degli altri e non riescono a risolvere i tanti problemi, loro lì dentro cosa ci stanno a fare? A premere play per far partire il solito disco, ormai rotto, che ripete “non è colpa nostra”?
Ci spiegassero come passano le lunghe giornate in Comune. Forse a studiare nuovi modi per dire non fare le cose senza sembrare scortesi? O a pensare come giustificare gli emolumenti che percepite mentre la città soffre e si avvia verso il punto di non ritorno?
In fondo per dare la colpa al passato o al destino non serve un assessore, basterebbe un post-it o un risponditore automatico tarato su “è colpa di chi c’era prima” o “non è colpa nostra”
C’è però un ambito in cui Palazzo non sembra avere problemi di riflessi o di memoria: la comunicazione dei successi, veri o presunti, loro o non loro.
Quando si tratta di tagliare un nastro, annunciare un finanziamento futuribile o postare la foto di un vaso di fiori appena posizionato, la macchina comunicativa è una Ferrari.
Ecco, il punto è proprio questo, bisognerebbe essere altrettanto bravi e solerti nel rispondere alle note dolenti.
Non si può essere amministratori fa F.1 solo quando c’è da incassare un applauso, per poi diventare invisibili o smemorati quando c’è da rispondere ai cittadini.
La maturità di una classe dirigente si misura dalla capacità di affrontare le critiche con la stessa velocità con cui pubblica i comunicati trionfali.
Se sono così tecnologici e presenti nel raccontarci quanto siano bravi e belli, usino quegli stessi strumenti per dirci, con scadenze certe e senza scaricare il barile, quando chiuderanno quel cratere che ci sta distruggendo le macchine, accenderarron i lampioni e tanto altro.
Répondez, s’il vous plaît. Perché la faccia bisogna mettercela sempre, non solo quando la luce dei riflettori è quella giusta. Altrimenti, l’unico “successo” che potranno vantare sarà quello di aver fatto precipitare la pazienza dei cittadini nell’ennesima voragine della vostra gestione.
I cittadini pagano, segnalano e aspettano. Loro incassate, ignorano e scaricano su altri.
Ci facciano il favore di smetteterla di fare i meteorologi o gli storici del passato. Facciano gli amministratori.
Répondez, s’il vous plaît. Ma non con una battuta sulla digestione altrui, rispondano con i fatti, perché a furia di non mangiare il boccone amaro della realtà, rischiano che sia la città a presentare il conto. Ed è un conto salato e che non si può rateizzare. Ad Maiora
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