Un recupero rapido, le consuete attività di governo della Chiesa e una fitta agenda diplomatica al centro dell’attenzione. A pochi giorni dall’intervento chirurgico per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare subito al Policlinico Gemelli, Papa Leone XIV dimostra una spiccata reattività post-operatoria, alternando la convalescenza all’impegno pastorale e geopolitico.
La prima messa al decimo piano e la conferma dell’Angelus
Venerdì alle 12, il Pontefice ha presieduto la celebrazione eucaristica nella cappella allestita al decimo piano dell’ospedale romano. Alla funzione hanno partecipato medici, infermieri e personale sanitario libero dal servizio, oltre ai gendarmi vaticani.
Nell’omelia, il Santo Padre ha rivolto un sentito ringraziamento a tutto il personale sanitario e agli inservienti per la cura, la dedizione e la professionalità dimostrate sia nei confronti dei pazienti più fragili sia durante la sua degenza.
Dalla Sala Stampa vaticana arriva intanto un’importante conferma: domenica la recita dell’Angelus è confermata, pur rimanendo da definire le modalità organizzative e il luogo esatto da cui verrà trasmessa o recitata la preghiera.
Il bollettino medico: parametri stabili e piena autonomia
Il quadro clinico del Pontefice si mantiene in costante miglioramento, come confermato dai medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora. Gli ultimi esami ematochimici e le radiografie del torace hanno dato esiti positivi, mentre proseguono regolarmente le sedute di fisioterapia respiratoria.
Papa Leone XIV ha già ripreso a svolgere le sue quotidiane attività lavorative in completa autonomia e mantiene un ottimo umore. Per quanto riguarda le dimissioni, la Santa Sede e l’equipe medica rimangono caute: l’indicazione iniziale prevede un periodo di recupero di circa sette giorni, che verrà monitorato di ora in ora.
Il colloquio telefonico con Vladimir Putin: appello per la tregua
Accanto alla dimensione clinica, la giornata è stata caratterizzata da un importante sviluppo sul fronte diplomatico internazionale. Su iniziativa personale di Papa Leone, si è tenuta una conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin.
Durante il colloquio, il Pontefice ha espresso profonda preoccupazione per la drammatica situazione umanitaria nella città assediata di Oleshky (regione di Kherson), dove si trovano circa 2.000 civili in gravi difficoltà. Il Santo Padre ha lanciato un accorato appello per una tregua immediata, necessaria a garantire:
- L’apertura di corridoi umanitari per l’invio di generi alimentari e medicinali.
- L’evacuazione sicura e volontaria della popolazione civile ferita o in pericolo.
Il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha confermato la spinta propulsiva del Papa nel promuovere il dialogo, ribadendo la disponibilità della Santa Sede come mediatrice per la pace.
La replica del Cremlino
In merito al colloquio, fonti del Cremlino (riportate dall’agenzia Ria Novosti) hanno riferito che il presidente Putin ha sottolineato il valore della collaborazione tra Russia e Vaticano per la tutela dei valori spirituali e morali tradizionali, oltre che per la protezione dei cristiani e dei luoghi di culto nelle aree di conflitto globale.
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