Il governo invia una lettera formale alla Germania sul no ai rientri e difende in Commissione Schengen il ripristino delle frontiere con la Spagna dopo i fatti di Ceuta. Meloni: “Avanti con le espulsioni”.
Il no dell’Italia alla Germania sui “dublinanti”
Il governo italiano alza la voce con Berlino sulla gestione dei flussi migratori. Il Viminale ha inoltrato una comunicazione formale alle autorità tedesche per ribadire la ferma intenzione di non riaccogliere i cosiddetti “dublinanti” — i migranti entrati nell’Unione Europea facendo primo approdo sulle coste italiane.
La presa di posizione riguarda in particolare tre casi di espulsione antecedenti al 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto UE sulla migrazione e l’asilo. Secondo la linea di Roma, questi tre casi rientrano nella “sanatoria dei dublinanti” definita dagli accordi bilaterali del dicembre 2025. Nella nota del Ministero dell’Interno viene inoltre richiamato il meccanismo di compensazione, che prende in considerazione anche le quote di migranti giunti in Italia a bordo di navi gestite da ONG con bandiera tedesca.
Tensioni con la Spagna e la sospensione di Schengen
Oltre al fronte tedesco, l’Italia rimane al centro di un serrato confronto politico con la Spagna. Durante l’audizione davanti alla Commissione Schengen, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato i motivi che hanno spinto il governo a ripristinare temporaneamente i controlli ai valichi di frontiera con la Spagna, a seguito dell’emergenza migratoria verificatasi a Ceuta.
“Non c’è alcuna speculazione politica o intento ritorsivo nei confronti di Madrid,” ha precisato Piantedosi. “La nostra è una scelta dettata esclusivamente da esigenze di sicurezza nazionale e si muove pienamente all’interno del quadro normativo e del diritto europeo.”
Il titolare del Viminale ha confermato che la sospensione delle regole di Schengen non sarà revocata prima del 15 agosto, ed eventualmente soltanto dopo aver accertato l’assenza di rischi per la sicurezza pubblica del Paese.
La risposta alle critiche di Madrid
Le parole del ministro giungono in risposta agli attacchi del ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, che aveva accusato l’esecutivo italiano di aver sospeso la libera circolazione per “interessi elettorali e di parte”, imponendo a sua volta controlli di ritorsione verso i flussi provenienti dall’Italia.
Piantedosi ha respinto con decisione le accuse, ricordando come il ricorso alla sospensione di Schengen sia una misura adottata da numerosi Paesi membri in situazioni analoghe:
- Francia: Mantiene controlli sistematici alle frontiere dal 2015 nei confronti di sei Paesi confinanti (Italia compresa).
- Germania: Ha esteso progressivamente i controlli a tutti i confini terrestri.
- Spagna: Vi ha fatto ricorso per ben 19 volte dal 2009 a oggi.
I dati sui controlli e la posizione di Giorgia Meloni
A supporto dell’efficacia delle misure adottate, il Viminale ha diffuso i primi dati inerenti alle operazioni di verifica al confine con la Spagna:
- 3 arresti effettuati dall’attivazione dei controlli;
- 21 respingimenti di cittadini di Paesi terzi non in regola (tra cui 6 cittadini di nazionalità marocchina).
Sul quadro generale degli sbarchi, Piantedosi ha evidenziato un drastico calo delle presenze sulle coste italiane: nei primi sette mesi del 2026 si sono registrati circa 17.000 arrivi, segnando una flessione del 55% rispetto al 2025 e dell’82% rispetto allo stesso periodo del 2023.
A completare la linea dell’esecutivo sono giunte le dichiarazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sui social ha ribadito la fermezza dell’azione di governo:
“Proseguono senza sosta le operazioni di espulsione dei migranti irregolari dal territorio nazionale. Difesa dei confini, sicurezza e rispetto delle regole: andiamo avanti dritti su questa strada.”
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