Un documento inedito rivela il duro scontro tra il Mit e il dicastero guidato da Crosetto. Per i tecnici della Difesa, l’infrastruttura sarebbe un bersaglio facile in caso di conflitto, smontando le “ragioni imperative” di sicurezza nazionale ipotizzate dalla Lega.
Il Ponte sullo Stretto di Messina non è lo scudo militare che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) ha cercato di dipingere.
Da quanto si legge su ilFattoQuotidiano, mentre il vicepremier Matteo Salvini tentava di blindare l’opera definendola “fondamentale per la sicurezza nazionale e collettiva”, il Ministero della Difesa, guidato da Guido Crosetto, ha risposto con un netto richiamo alla realtà tattica e logistica.
A fine 2024, nel tentativo di accelerare l’iter burocratico e giustificare i massicci investimenti, il Mit ha redatto la relazione Iropi (Imperative Reasons of Overriding Public Interest). In questo documento, i tecnici di Salvini sostenevano che il Ponte avrebbe ridotto la possibilità di attacchi stranieri alle vie di comunicazione, potenziato la mobilità tra basi strategiche come Sigonella e Napoli e rappresentato un’alternativa sicura ai trasporti marittimi in caso di crisi.
L’obiettivo politico era chiaro: qualificare il Ponte come opera di difesa per poter attingere a fondi specifici o, quantomeno, rafforzarne il carattere di urgenza “imperativa”.
La replica del Ministero della Difesa, contenuta in osservazioni finora inedite del gennaio 2025, non lascia spazio a interpretazioni. Secondo Crosetto, la valutazione del Mit sulla sicurezza nazionale è “difficilmente sostenibile in modo oggettivo”.
Il punto di rottura è puramente militare: in un ipotetico scenario di guerra, un ponte non protegge la rete logistica, ma la indebolisce. “Un ponte può essere distrutto o demolito per interrompere una via di comunicazione”, spiegano i tecnici della Difesa, ricordando che nei conflitti moderni le grandi infrastrutture di collegamento sono i primi bersagli strategici. Sostenere che il Ponte garantisca l’evacuazione o la mobilità NATO è, per la Difesa, una tesi priva di logica causa-effetto.
Il Mit aveva persino citato un presunto via libera del Comando Logistico dell’Esercito, ma la Difesa ha smentito anche questo passaggio: negli atti non vi è traccia di tale avallo. Collegare le basi siciliane al continente tramite una struttura fissa non è considerato un vantaggio strategico decisivo per l’Alleanza Atlantica, che si affida a sistemi di mobilità ben più diversificati.
Dopo i rilievi della Difesa e il recente stop della Corte dei Conti di ottobre, il castello di carte delle motivazioni “strategiche” deve essere ricostruito. Le parti più contestate della relazione Iropi sono state rimosse o modificate, poiché considerate “strampalate” dagli alleati di governo.
Il compito di rimettere insieme i cocci burocratici spetta ora a Pietro Ciucci, amministratore delegato della Società Stretto di Messina, che Salvini si appresta a nominare Commissario straordinario.
Sarà lui a dover riscrivere le delibere e la relazione, cercando argomentazioni più solide e meno belliche, per giustificare l’utilità pubblica di un’opera che continua a dividere non solo l’opinione pubblica, ma lo stesso Consiglio dei Ministri.
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