Doveva essere la prova di forza del centrodestra, il manifesto plastico di una coalizione compatta attorno alla grande opera simbolo di Matteo Salvini. Invece, la manifestazione pro-Ponte in Piazza Municipio si è risolta in un mezzo deserto di presenze e in un segnale politico inequivocabile: la Lega chiama, ma gli alleati non rispondono. O meglio, rispondono col contagocce.
“Più alberi che persone”: l’affondo delle opposizioni
Le cifre parlano di circa 1.500 presenze, un numero ben lontano dalle aspettative della vigilia che puntava a blindare il consenso attorno al progetto. Il co-portavoce di Avs, Angelo Bonelli, non ha perso l’occasione per affondare il colpo, sottolineando con sarcasmo come nella piazza messinese ci fossero «più alberi che persone». Ma al di là della conta dei militanti, è l’assenza dei “big” a far rumore.
Il gelo degli alleati: assenze eccellenti e presenze di servizio
Se Matteo Salvini sperava in un bagno di folla corale, ha dovuto accontentarsi di una delegazione ridotta ai minimi termini.
Per Forza Italia erano presenti il governatore Renato Schifani e la deputata Matilde Siracusano. Assente giustificato per motivi di salute il presidente calabrese Roberto Occhiuto. Fratelli d’Italia: Solo una presenza “di rappresentanza” con il commissario regionale Luca Sbardella e l’eurodeputato Ruggero Razza.
La lista delle defezioni è lunga e politicamente pesante. Non si sono visti Raffaele Lombardo, Luigi Genovese, né i vertici azzurri e meloniani come Giorgio Mulè, Marco Falcone o il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.
Il paradosso è tutto nelle parole di Renato Schifani, che dal palco ha giurato a Salvini di essere un «alleato di ferro», apparendo però come un leader isolato all’interno del proprio partito. In Sicilia, tra i berlusconiani, la tensione è alle stelle.
Il fronte interno è lacerato dallo scontro tra Giorgio Mulè e l’assessore Edy Tamajo. Quest’ultimo, commentando le recenti indiscrezioni giudiziarie che sfiorano il vicepresidente della Camera, ha usato parole taglienti sulla coerenza del garantismo, scatenando la reazione di Rita Dalla Chiesa e del coordinatore Marcello Caruso (quest’ultimo spinto, pare, da Antonio Tajani).
La debolezza della piazza messinese è solo la punta dell’iceberg. Il futuro di Forza Italia nell’isola è ora al vaglio di Marina Berlusconi, attesa a un faccia a faccia con Mulè. Sul tavolo ci sono l’ipotesi di un commissariamento e il rinnovamento della classe dirigente in vista delle Regionali.
Anche in casa Fratelli d’Italia, a via della Scrofa, il “caso Sicilia” è monitorato con estrema attenzione. La tregua armata nel centrodestra sembra destinata a finire presto: un vertice di maggioranza programmato prima di Pasqua dovrebbe tracciare la rotta per tentare di uscire da quella che appare, a tutti gli effetti, una tempesta politica in piena regola.
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