Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina finisce nuovamente sotto la lente d’ingrandimento dell’Anac. Il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busìa, ha espresso forti perplessità sul percorso intrapreso dal Governo, ribadendo una posizione netta: il decreto attuale non è sufficiente a superare le criticità legali e procedurali. Per l’Autorità, l’unica strada percorribile per evitare stalli infiniti è indire una nuova gara d’appalto.
Il nodo delle norme europee
Secondo Busìa, il legislatore italiano non può ignorare l’incompatibilità con la normativa comunitaria. Il rischio principale è legato all’aumento dei costi: se la spesa prevista supera il 50% rispetto a quella originaria, la legge europea impone di azzerare tutto e ripartire da capo.
“Per realizzare veramente il Ponte occorrerebbe un nuovo contratto a vantaggio di un progetto più avanzato e moderno, riducendo il rischio di contenziosi e garantendo il pieno rispetto delle regole UE”, ha sottolineato il Presidente dell’Anac.
Progettazione “a spezzoni” e costi incerti
Un altro punto critico riguarda la modalità di progettazione. L’Anac boccia la strategia dei “progetti per fasi”, chiedendo invece un progetto esecutivo unitario.
- Mancanza di visione d’insieme: Senza un piano unico, manca una previsione complessiva dei costi reali.
- Rischi sbilanciati: Il decreto in discussione non trasferirebbe correttamente i rischi d’impresa al soggetto privato, lasciando potenzialmente scoperta la parte pubblica.
- Modellistica BIM: L’Autorità suggerisce l’uso obbligatorio di modelli digitali avanzati (BIM) per verificare la fattibilità tecnico-economica dell’intera opera prima di posare la prima pietra.
Allarme infiltrazioni e trasparenza
La costruzione di un’opera di tale portata attira inevitabilmente gli appetiti della criminalità organizzata. Per questo motivo, Busìa invoca:
- Controlli rafforzati e protocolli anti-mafia stringenti.
- Limiti al subappalto, per evitare la frammentazione dei cantieri.
- Trasparenza totale sui flussi finanziari e sulle decisioni operative.
Il Presidente ha inoltre criticato l’inserimento di alcune norme procedurali nel decreto che, anziché snellire i processi, rischierebbero di renderli più opachi e “irrigidire le procedure”, causando paradossalmente ulteriori ritardi.
Conclusioni: tutelare l’interesse pubblico
In sintesi, per l’Anac non si tratta di un “no” ideologico all’opera, ma di un richiamo alla prudenza amministrativa. Senza una nuova gara e un quadro finanziario blindato, il rischio è che il Ponte sullo Stretto si trasformi in un’eterna incompiuta o in un onere insostenibile per le casse dello Stato.
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