La questione morale irrompe con forza nel dibattito politico e nella campagna elettorale in Sicilia. Il centrosinistra passa all’attacco e chiede la fine dell’esperienza di governo guidata dal presidente della Regione, Renato Schifani, alla luce delle recenti vicende giudiziarie per corruzione che hanno coinvolto figure di primo piano del centrodestra isolano.
Il Pd: «Ricostruire un modello di trasparenza»
Il segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, pone l’accento sul ripristino della legalità e della trasparenza nell’amministrazione regionale, sottolineando come la corruzione rappresenti un male endemico che ha caratterizzato questi quattro anni di governo. Pur ricordando la necessità della prudenza trovandosi in una fase d’indagine preliminare, Barbagallo esprime piena fiducia e stima nei confronti del lavoro svolto dalla Procura di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia.
M5s: «La corruzione è un male dilagante»
Ancora più duri i toni del Movimento 5 Stelle, che evidenzia il susseguirsi degli eventi giudiziarie: dalla richiesta di arresto per l’avvocato Gaetano Armao — fino ad agosto nominato da Schifani ai vertici della Commissione tecnica specialistica della Regione — al rinvio a giudizio per l’assessora Elvira Amata. I pentastellati richiamano l’attenzione sulla gravità della situazione istituzionale, sottolineando l’importanza di strumenti di tutela come la legge sul whistleblowing per contrastare i fenomeni illeciti e sostenere chi denuncia.
Controcorrente: «Un indecoroso spettacolo, Schifani lasci»
Sulla stessa linea i deputati dell’Ars del gruppo Controcorrente (Ismaele La Vardera, José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro), che parlano di una deriva etica ormai insostenibile. Tra arresti, indagati e rinvii a giudizio all’interno della maggioranza, l’opposizione chiede un atto di responsabilità: «Schifani comprenda che il suo tempo è finito e liberi la Sicilia da queste continue vergogne».
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