Il governo impugna la legge sarda che introduce il Reddito di studio, un aiuto per riprendere gli studi per chi è in difficoltà economica.
Quando c’è da ostacolare gli incentivi a chi è in difficoltà, il governo non si tira mai indietro. Soprattutto quando si tratta di impugnare misure di Regioni governate da esponenti del campo largo. È già successo con il salario minimo introdotto in Toscana e ora succede di nuovo con la decisione del Consiglio dei ministri di impugnare la legge della Sardegna sul Reddito di studio.
Anche in questo caso parliamo di una misura rivolta a chi ha più difficoltà economiche e che ha l’obiettivo di aiutare gli adulti a riprendere un percorso di studi grazie a un sussidio mensile. Il governo, però, ha deciso di impugnare – come si legge nella nota del Consiglio dei ministri – “la legge della Regione Sardegna n.8 del 12 marzo 2026, sulla ‘Disciplina regionale in materia di istituzione del Reddito di studio (Rest)”.
Il governo impugna la legge sarda
Il Consiglio dei ministri spiega questa decisione sostenendo che “talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale, violano il principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione, nonché l’articolo 81, terzo comma, relativamente alla copertura finanziaria”. Difficile, però, capire da queste poche parole cosa intenda il governo quando sostiene che un sussidio per chi ha un Isee basso possa violare il principio di ragionevolezza che si pone alla base di quello di uguaglianza espresso dall’articolo 3 della Carta.
Luca Pizzuto, presidente di Sinistra Futura e primo firmatario della legge sul Reddito di studio, si dice sorpreso per “l’ennesima impugnazione da parte del governo nazionale di una legge approvata dal Consiglio regionale della Sardegna per rilievi di natura esclusivamente tecnica. Si tratta di osservazioni che verranno affrontate con senso di responsabilità e spirito istituzionale, apporteremo tutte le correzioni necessarie affinché il provvedimento possa proseguire il suo percorso”. Pizzuto sottolinea che il Reddito di studio “rappresenta una misura di equità e giustizia sociale pensata per contrastare la dispersione scolastica, ridurre le disuguaglianze economiche e garantire a tutti i giovani la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo indipendentemente dalle condizioni di partenza. La legge rimane in vigore anche se impugnata: lavoreremo al più presto alle modiche affinché la legge possa entrare pienamente in vigore nel più breve tempo possibile, mantenendo intatti gli obiettivi politici e sociali del provvedimento”.
Cos’è il Reddito di studio introdotto in Sardegna
Il Reddito di studio è una misura introdotta in Sardegna a marzo e ha l’obiettivo di permettere a persone in difficoltà economica di intraprendere un nuovo percorso di studi, anche e soprattutto con l’obiettivo di riqualificarsi e intraprendere un nuovo percorso lavorativo. Si tratta, in sostanza, di un contributo pensato per tornare a scuola o all’università per persone di diverse età.
Il Rest è stato approvato dal Consiglio regionale sardo a marzo e prevede l’erogazione di un sussidio mensile per gli adulti residenti o domiciliati in Sardegna che si trovano in condizione economica svantaggiata. Non è compatibile con altre borse di studio e per il primo biennio sono stati stanziati tre milioni di euro.
Può accedere al Reddito di studio chi ha un Isee non superiore a 6.500 euro e le indennità variano in base al tipo di scuola: si va dai 475 euro mensili per la licenza media ai 625 per le superiori e i 775 per le università. Si prevede un patto formativo tra lo studente e l’istituzione scolastica o universitaria per fissare degli obiettivi intermedi e finali da raggiungere.
Fonte lanotiziagiornale.it di Dario Conti
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