Il Procuratore di Napoli reagisce alle accuse dopo l’intervista al Corriere della Calabria: “Non è con questi attacchi, interrogazioni e procedimenti annunciati, che mi si mette a tacere”
Nicola Gratteri non arretra di un millimetro. Ospite di “Piazza Pulita” su La7, dopo la tempesta scatenata dall’intervista al Corriere della Calabria, il procuratore di Napoli ribadisce la sua posizione sul referendum e respinge le accuse di aver etichettato in blocco gli elettori del Sì come “imputati, malfattori e massoneria deviata”. “Chi interpreta diversamente quello che ho detto è in malafede”, chiarisce subito.
Gratteri ricostruisce: “Ho rilasciato due giorni fa un’intervista al Corriere della Calabria, un’intervista durata più di un’ora, nella quale in una parte abbiamo parlato ampiamente di quello che nei sette anni di mia permanenza alla Procura Distrettuale di Catanzaro ho fatto con i miei giovani colleghi e con la Polizia giudiziaria eccezionale, di altissimo livello. Abbiamo fatto cose importanti, indagini importanti e abbiamo ridato speranza ai calabresi. Premesso questo, parlando di Calabria e di ‘ndrangheta ho detto che a mio parere voteranno sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura, come ‘ndrangheta, massoneria deviata”.
Il punto, insiste, è il contesto. “Io non ho detto – come strumentalmente si vuole far credere – che quelli che votano sì sono tutti appartenenti ai centri di potere, alla ‘ndrangheta e alla massoneria deviata. Quindi chi interpreta diversamente quello che ho detto è in malafede e vuole – lui sì – alzare lo scontro. Ma io non ho nessun tipo di problema, perché il senso della paura l’ho superato 35 anni fa. Quindi state tranquilli tutti: non è con questi attacchi, con queste minacce, interrogazioni parlamentari, procedimenti disciplinari annunciati, che mi si mette a tacere“.
Ma intanto lo scontro si era già allargato al ministro della Giustizia. Carlo Nordio si è detto “sconcertato” e ha evocato persino un test psicoattitudinale. La replica è tagliente: “Possiamo stare tutta la trasmissione qui a raccontare le cose che dice il ministro e cosa che volete che vi dica? Le conclusioni fatele voi, le faranno i cittadini non le devo fare io”. Poi l’affondo: “E che gli devo dire? Si è fatto la domanda e si è dato la risposta da solo come si faceva in una trasmissione anni fa. Che devo rispondere al Ministro che dice che non dà la mano al procuratore generale del distretto più grande d’Europa? Che devo dire del ministro quando dice alla Schlein tu sei una persona intelligente possibile che non ti rendi conto che questo può servire anche a te? Che devo dire del ministro che dice che i mafiosi non parlano al telefono?”.
Nel mirino finisce anche Antonio Tajani, che ha parlato di “attacco alla democrazia”. Gratteri ribalta l’accusa: “Tajani ha detto anche che sta pensando di togliere la polizia giudiziaria alla magistratura: è quello – credo – sia un attacco alla democrazia, non il fatto che io abbia detto che in Calabria gli ‘ndranghetisti, i massoni deviati voteranno sì”.
Quanto all’ipotesi di un procedimento disciplinare, il procuratore non mostra timori: “E’ dal 1989 che vivo sotto scorta, ho ascoltato intercettazioni ambientali nelle quali si spiegava come mi dovevano ammazzare. Sono stato nella foresta amazzonica, nella selva colombiana, ho girato il mondo, ho fatto rogatorie con tutto il Sud America, Centro America, Nord America, Europa, Europa dell’Est e Africa. Quindi si figuri, io sono allenato. E non farò falli di reazione. Quello che io ho detto nell’intervista è chiaro. Continuerò a battermi per il No. Davanti a gente che scientificamente prende un pezzettino di intervista e la mette in rete pensando di scatenare chissà cosa, di intimidirmi o delegittimarmi dico che si sbagliano, stiano tutti tranquilli”.
Gratteri torna sul punto anche con il Corriere della Sera: “I miei interventi non possono essere parcellizzati e letti in modo disorganico. Ho detto che a mio parere voteranno Sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura. Non ho detto, come strumentalmente vogliono far credere, che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti a centri di potere”.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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