Il leader di “Controcorrente” lancia la sfida alla “vecchia politica” e pronostica elezioni anticipate entro l’anno. Nuccio Di Paola (M5S) e parte del PD invocano il dialogo e le primarie per evitare la frammentazione.
Ismaele La Vardera accelera e spariglia le carte nel centrosinistra siciliano. Durante l’evento alle Officine Sandron di Palermo per il primo anniversario del suo movimento, Controcorrente, l’ex “Iena” ha annunciato ufficialmente la sua corsa per la presidenza della Regione Siciliana. Una mossa che punta a scuotere un fronte progressista ancora in cerca di una quadra, ma che ha immediatamente innescato reazioni dai potenziali alleati.
La sfida di La Vardera: «O con me si vince o con me si perde»
Il deputato regionale non usa giri di parole. La sua è una sfida “titanica” contro quella che definisce la vecchia politica, forte di un programma già pronto e di una squadra definita.
«La mia candidatura è a disposizione del fronte progressista — ha dichiarato La Vardera — perché non si può aspettare l’ultimo momento per scegliere un leader. Gireremo la Sicilia con una roulotte e lo slogan “Il Parlamento che viene da voi”».
La Vardera ha poi lanciato un monito sulla tenuta del governo Schifani, sostenendo di aver ricevuto conferme da Roma su una chiusura anticipata della legislatura entro l’anno. Da qui l’urgenza di muoversi subito, con un messaggio chiaro agli alleati: «Spesso non vengo visto come una risorsa, ma capiranno che o con me si vince o con me si perde».
Il M5S e il nodo dell’unità
Presente all’evento, il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, ha accolto con favore l’entusiasmo del trentaduenne leader di Controcorrente, pur ribadendo la necessità di una coalizione compatta per battere il centrodestra.
«Da solo La Vardera può andare più veloce, ma solo tutti uniti possiamo vincere», ha sottolineato Di Paola, bocciando l’idea dell'”uomo solo al comando”. La strategia dei pentastellati resta chiara: prima il programma condiviso, poi la squadra e, solo alla fine, il nome del candidato presidente.
Terremoto nel PD: il fronte delle primarie
La candidatura di La Vardera ha riacceso anche le tensioni interne al Partito Democratico. Antonio Rubino, della direzione nazionale PD, ha aspramente criticato la linea del segretario regionale Barbagallo, accusandolo di isolazionismo.
Secondo Rubino, escludere il dialogo con Controcorrente distrugge l’ipotesi di un “campo largo”, necessario il ritorno alle primarie come strumento democratico per scegliere il leader, evitando approcci autoreferenziali che favorirebbero la riconferma del centrodestra.
Una platea affollata
All’iniziativa hanno partecipato diverse anime della sinistra e del civismo: da Pierpaolo Montalto (Sinistra Italiana e Alleanza Verdi) a Massimo Fundarò (Europa Verde), fino a Matteo Hallissey (+Europa), a dimostrazione di un perimetro politico che guarda con interesse al dinamismo di La Vardera, ma che dovrà ora decidere se convergere sul suo nome o cercare una sintesi diversa.
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