Il Ministero della Salute segnala “forti criticità” e incongruenze tecniche, in particolare su punti nascita e neonatologia. L’assessora Faraoni difende il piano: “Nessuna bocciatura, solo normale dialettica istituzionale”.
La nuova rete ospedaliera della Sicilia finisce sotto la lente d’ingrandimento del Ministero della Salute, scatenando un acceso confronto tra Roma e Palermo. Se da un lato gli uffici romani firmano note cariche di dubbi e rilievi tecnici, dall’altro l’assessora regionale alla Salute, Daniela Faraoni, tenta di gettare acqua sul fuoco, negando l’ipotesi di una bocciatura definitiva.
La difesa dell’Assessorato: “Specificità geografica prioritaria”
Secondo l’assessora Faraoni, le osservazioni arrivate dal Direttore Generale Walter Bergamaschi rientrano in una “normale dialettica tra istituzioni”. L’interlocuzione sarebbe dunque ancora aperta e mirata a una condivisione finale del piano.
Faraoni rivendica con forza l’autonomia gestionale legata alla natura insulare della regione: “Siamo consapevoli di non rispettare alcuni parametri del Dm 70, ma va considerata la specificità della Sicilia. I nostri cittadini non possono varcare i confini per curarsi altrove. La rete deve garantire servizi anche nelle comunità più isolate”
Il “No” tecnico di Roma: incongruenze e dati mancanti
Nonostante l’ottimismo di facciata di Palazzo Ziino, i documenti ministeriali descrivono una situazione complessa. Il Ministero parla di un piano con «numerosi disallineamenti» che rendono difficile persino l’istruttoria. Sotto accusa finisce la “Tabella C”, dove comparirebbero:
- Posti letto indicati con valori negativi.
- Codifiche errate e reparti non classificabili.
- Incoerenze tra i documenti ufficiali (Dgr 276/2025) e le reti effettive di assistenza (Ima, Trauma, Breast Unit).
Il nodo critico: Punti Nascita e Neonatologia
Il punto più dolente riguarda la sicurezza dei reparti di ostetricia e pediatria. Il Ministero contesta il mantenimento di punti nascita sotto la soglia dei 500 parti annui, limite previsto per garantire la sicurezza clinica.
A questo si intreccia la fragilità della rete neonatale: mancano reparti di neonatologia in zone chiave, rendendo precari i sistemi di trasporto d’emergenza (Stam e Sten). La carenza di Terapie Intensive Neonatali e di personale specializzato rappresenta, per Roma, un ostacolo difficilmente superabile.
Accorpamenti e caos burocratico
Rilievi sono stati mossi anche sugli accorpamenti di ospedali (Dea di I e II livello) giudicati “non coerenti”.
Casi simbolo sono i poli Caltanissetta-San Cataldo, Avola-Noto e Villa delle Ginestre, dove le proposte di riconversione non sarebbero supportate da motivazioni solide o dai reali fabbisogni del territorio.
A complicare la partita politica e tecnica c’è anche un vuoto di potere interno all’Assessorato: il dirigente Fabrizio Geraci, architetto materiale della rete, ha lasciato il servizio per tornare a Villa Sofia, lasciando sguarnito proprio l’ufficio chiamato a rispondere alle stringenti osservazioni ministeriali.
Mentre la politica siciliana prova a mediare, il rischio è quello di un ridimensionamento forzato dell’offerta sanitaria o, nel peggiore dei casi, di un lungo stallo burocratico che lascerebbe i territori in una pericolosa incertezza.
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