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Rivoluzione Autovelox: in vigore il nuovo decretoomologazioni. Stop a 850 dispositivi non a normaRielaborazione giornalistica

By Redazione 56 Views 4 Min Read
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Svolta definitiva per il sistema di rilevazione della velocità in Italia. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo decreto ministeriale, entrano ufficialmente in vigore le regole stringenti sull’omologazione dei dispositivi.

Chiesta chiarezza sui requisiti tecnici: circa 850 autovelox spenti in tutta la penisola in attesa di adeguamento.

Da domenica 12 luglio 2026, la gestione delle sanzioni per eccesso di velocità sulle strade italiane cambia
radicalmente volto. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha pubblicato il tanto atteso decreto
che definisce in modo stringente le caratteristiche tecniche, i requisiti operativi e le procedure di
omologazione e taratura periodica dei dispositivi di controllo della velocità.

L’obiettivo principale è sanare il vuoto normativo e il caos giurisprudenziale che negli ultimi due anni hanno paralizzato i Comuni e alimentato migliaia di ricorsi da parte degli automobilisti.

I numeri della stretta: spento il 20% degli apparecchi. I dati ufficiali forniti dal ministero quantificano l’impatto immediato della riforma: su circa 4.000 dispositivi precedentemente attivi sull’intero territorio nazionale, solo 3.150 rispondono pienamente ai nuovi standard richiesti e possono rimanere in funzione.

Questo significa che circa 850 autovelox – oltre il 20% del totale –sono stati spenti da oggi e non potranno elevare sanzioni valide fino a quando non avranno completato e superato l’iter di omologazione formale previsto dalla nuova normativa.

“Basta autovelox fantasma, che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano
nulla a che fare con la sicurezza stradale. Dalle parole ai fatti.” — Matteo Salvini, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Cosa cambia: i 25 modelli autorizzati e la taratura annuale
Il cuore del decreto è rappresentato dal superamento della vecchia e contestata “approvazione ministeriale”,
considerata non più sufficiente per legittimare la sanzione. Da questo momento, i dispositivi per essere

considerati legali devono corrispondere esattamente ai 25 modelli specifici inclusi nell’Allegato B del decreto,
installati secondo le precise configurazioni di fabbrica, coperti da una taratura in corso di validità e sottoposti
a verifiche tecniche periodiche.

La nuova disciplina impone l’obbligo tassativo di sottoporre ciascun dispositivo a una taratura e verifica
funzionale con cadenza almeno annuale. Qualunque strumento che non superi i controlli o salti la scadenza
annuale sarà automaticamente disattivato.

I Comuni avranno un periodo di tolleranza di 12 mesi per uniformare le proprie postazioni fisse e mobili alle nuove linee guida complessive del testo.

Il nodo della Privacy e la reazione dei consumatori

Il decreto introduce anche rigide tutele sul fronte della riservatezza dei dati sensibili. Le immagini e i fotogrammi acquisiti dagli autovelox saranno protetti nativamente da crittografia avanzata e firma digitale.

Inoltre, i sistemi dovranno integrare un algoritmo di oscuramento automatico per i volti dei passeggeri e dei
conducenti visibili all’interno dell’abitacolo, garantendo che le prove visive siano accessibili solo in caso di
effettivo contenzioso legale.

Il Codacons ha espresso un giudizio positivo sull’introduzione di regole uniformi, pur denunciando il grave
ritardo del provvedimento. L’associazione dei consumatori ha ricordato come l’incertezza normativa abbia
pesato enormemente sul sistema: tra il 2021 e il 2025, le prime 20 città italiane hanno incassato 306,3
milioni di euro grazie ai controlli della velocità, ma la storica sentenza della Cassazione dell’aprile 2024 (che
ha sancito la nullità delle multe emesse da apparecchi approvati ma non omologati) ha provocato un crollo
degli incassi comunali del 9% nel solo 2025, spingendo molte amministrazioni a spegnere preventivamente
le strumentazioni per evitare contenziosi di massa.

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