Nonostante i sondaggi lo releghino all’ultimo posto per gradimento tra i governatori d’Italia e una coalizione che sembra navigare a vista, Renato Schifani non indietreggia.
Il Presidente della Regione minimizza le tensioni, definendole semplici “scorie pre-elettorali”, e annuncia l’ennesimo vertice chiarificatore dopo le amministrative.
Tuttavia, dietro la facciata istituzionale, il malumore ribolle non solo a Palermo, ma si estende con forza fino a Caltanissetta, dove il “dietro le quinte” politico promette rivelazioni scottanti.
Mentre a Palermo si discute di massimi sistemi e riforme arenate, a Caltanissetta il clima è diventato incandescente.
La recente defenestrazione di Mirisola e l’autospensione del consigliere Di Dio non sono passate inosservate, anzi, hanno scoperchiato un vaso di Pandora di risentimenti locali.
Secondo quanto ci risulta, ci sarebbe chi è ormai pronto a “vuotare il sacco”.
Il malumore nisseno non riguarda solo le poltrone, ma una gestione del territorio ritenuta distante, poco efficace e punitiva. Alcuni esponenti locali sarebbero pronti a raccontare i dettagli di accordi mancati e pressioni subite, svelando i retroscena di una crisi che rischia di indebolire ulteriormente il consenso del centrodestra nel cuore della Sicilia.
Il malessere è esploso apertamente durante l’ultima riunione dei deputati di Forza Italia all’Hotel Federico II di Enna. In assenza di Schifani, l’incontro si è trasformato in un vero e proprio “sfogatoio”. Le accuse dei parlamentari azzurri sono pesantissime:
“Siamo stati murati vivi per quattro anni”, denunciano i deputati, lamentando la totale assenza di dialogo con la Presidenza.
Molte scelte sarebbero state apprese dai giornali senza alcuna consultazione preventiva.
Il coro è quasi unanime: “Non ci sono le condizioni per una ricandidatura di Schifani”.
Dal canto suo, il Governatore non si lascia intimidire. Bolla il crollo nei sondaggi con un sorriso sarcastico, ipotizzando addirittura una “operazione mediatica” o “interessi anomali” che punterebbero a delegittimarlo proprio ora che la Regione godrebbe di floride risorse finanziarie.
Schifani punta tutto sul prossimo vertice post-elettorale, definendolo una semplice “registrazione della maggioranza”.
Il neo commissario Nino Minardo prova a gettare acqua sul fuoco, parlando di confronto “franco e costruttivo” e di un partito che deve essere motore della legislatura.
Ma la realtà descritta dai corridoi dell’Ars e dalle province è ben diversa, una coalizione frammentata, dove la lealtà è diventata un optional e dove, da Caltanissetta a Palermo, qualcuno sembra ormai deciso a raccontare la propria verità, anche a costo di far tremare il Palazzo.
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