Garantire a tutti i cittadini italiani un accesso equo e omogeneo alle cure, eliminando le disparità tra un Servizio Sanitario Nazionale di “serie A” e uno di “serie B”. È questo il principio alla base del recente aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), annunciato dal Ministro della Salute Orazio Schillaci a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei relativi provvedimenti (un DPCM e un decreto ministeriale).
L’aggiornamento introduce circa 800 novità tra interventi inediti, modifiche, sostituzioni e revisioni delle prestazioni già esistenti. Tra i principali ambiti interessati figurano:
- Prevenzione e screening: ampliamento del programma di screening neonatale.
- Oncologia: nuove prestazioni per una migliore caratterizzazione del tumore al seno.
- Malattie rare e croniche: nuovi esami e terapie con esenzione.
- Dispositivi e protesi: aggiornamento del nomenclatore dei dispositivi medici.
Per garantire la sostenibilità economica della misura — finanziata con 200 milioni di euro all’anno — è stata inoltre prevista l’eliminazione di prestazioni ormai obsolete. L’ultimo aggiornamento dei Lea risaliva al 2017, pur avendo trovato piena attuazione operativa solo nel 2024 a causa dello sblocco del decreto tariffe.
Le reazioni del settore: tra speranza e criticità
Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha sottolineato la svolta rispetto a un blocco che durava da dieci anni, ribadendo l’impegno a promuovere un’applicazione omogenea delle nuove norme sul territorio per superare il divario storico tra Nord e Sud. Un parere positivo è stato espresso anche dalla Fiaso (Federazione aziende sanitarie e ospedaliere) e dall’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica).
Più cauta la posizione della Fnomceo (Federazione degli Ordini dei Medici): il presidente Filippo Anelli definisce la misura un «segnale positivo», evidenziando però la necessità di incrementare gli investimenti nella sanità pubblica per evitare nuove disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Avanza invece un attacco frontale la Cgil. Per la segretaria confederale Daniela Barbaresi, il provvedimento rischia di rimanere sulla carta: «Ci chiediamo come il Governo pensi di garantire i nuovi Lea con risorse attuali già insufficienti per la sopravvivenza del SSN, in un contesto di personale stremato e sottopagato». Il sindacato richiede quindi di allineare i fondi destinati al Fabbisogno Sanitario Nazionale al 7,5% del PIL già dalla prossima legge di bilancio.
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