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Sanità: Scontro con i convenzionati “Siamo pronti alla serrata”

Last updated: 23/11/2025 7:37
By Redazione 80 Views 6 Min Read
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Non è bastato l’incontro convocato ieri mattina dall’assessora alla Sanità, Daniela Faraoni, per scongiurare lo sciopero delle strutture sanitarie accreditate fissato per il prossimo mercoledì 26 novembre.

Al vertice si sono presentate soltanto una decina di sigle fra le quali Acop, Csa e Confindustria Sanità mentre la maggioranza delle rappresentanze di odontoiatri, radiologi, fisioterapisti, laboratori di analisi accreditati hanno disertato per protesta il vertice.

«L’assessora che tempo ci aveva detto che non ci avrebbe mai incontrato — racconta Salvatore Calvaruso, presidente regionale di Cimest che riunisce sette sigle sindacali siciliane — dopo ben sei Pec di richiesta ha convocato il vertice all’ultimo momento. Abbiamo preferito non andare perché non ci sono i margini per far rientrare la protesta».

In contemporanea con lo sciopero è prevista una manifestazione in piazza Indipendenza di fronte a Palazzo d’Orleans mentre due gazebo resteranno in quella piazza e davanti all’assessorato alla Sanità fino a quando le richieste delle strutture accreditate non verranno almeno in parte accolte.

La protesta di mercoledì, fra l’altro, potrebbe essere solo l’inizio di un duro scontro.

Nella comunicazione ufficiale dello sciopero Ardissfkt, Confcommercio Salute, Cimest, Federbiologi
e gli altri avvertono: «L’assemblea deciderà ulteriori azioni di protesta, compresa la chiusura ad
oltranza degli ambulatori specialistici territoriali».

Lo sciopero è stato confermato con una dura nota che attacca il governo Schifani: «La sanità siciliana non è ostaggio di Roma: è ostaggio dell’incapacità regionale. Le inadempienze della Regione generano danni strutturali alle strutture accreditate, mettendo a rischio la sicurezza sanitaria dei cittadini».

Per le strutture accreditate «La Regione non può uscire dal piano di rientro perché non rispetta gli obblighi normativi stabiliti dalle leggi nazionali, dai decreti ministeriali e dalla legislazione regionale. Le violazioni riguardano contratti firmati a fine anno o nell’anno successivo, budget non coerenti col fabbisogno,tariffe sottocosto».

E per quest’anno, spiega Salvatore Gibiino, segretario nazionale Sbv che rappresenta i laboratori d’analisi, il budget si è già esaurito: «Ci sarebbe l’obbligo di assegnare il budget entro il 28 febbraio ma come sempre stiamo ancora lavorando sulle cifre provvisorie. Ciò significa che alla fine avremo effettuato più prestazioni che insieme a quelle che già facciamo extra budget nessuno ci rimborserà».

Per Gibiino c’è uno squilibrio fra settore pubblico e accreditati: «Noi veniamo pagati a prestazione, il pubblico a ore, con gli stipendi di medici e tecnici. Nelle strutture accreditate un elettrocardiogramma è pagato 11 euro, nel pubblico 39 euro che diventano più di 100 euro se ci sono
liste d’attesa da smaltire e si pagano gli straordinari. Un meccanismo che paradossalmente premia
chi accumula ritardi e che fa costare le prestazioni nelle strutture pubbliche quattro volte di quelle
di noi convenzionati che abbiamo in più tariffari fermi al 2001».

Va ancora peggio agli odontoiatri: «Siamo fermi al 1996 — racconta Vito Brancato del Croat — mentre noi eroghiamo il 95% delle prestazioni».

Da Faraoni, dopo il vertice, solo una dichiarazione che rimanda a nuovi confronti: «È stato un incontro molto utile — si legge in una nota — per chiarire con le sigle sindacali alcuni punti sul tappeto. C’è il massimo impegno da parte del mio assessorato per venire incontro alle esigenze degli operatori della Specialistica ambulatoriale accreditata».

Poi una stoccata a chi ha disertato il vertice, come a metterne in dubbio il peso: «L’occasione è stata
utile anche per affrontare le questioni legate alla capacità rappresentativa degli organismi. Un tema
che sarà riproposto al prossimo incontro. È un’esigenza avvertita e condivisa anche dalle organizzazioni sindacali».

Il braccio di ferro, insomma, è appena all’inizio e si gioca sulla salute dei cittadini.

Da laRepubblicaPalermo del 22/11/2025 di Gioacchino Amato

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