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Scandalo Cefpas, scena muta davanti al GIP sia per il deputato Gallo che per il direttore Sanfilippo

Last updated: 16/06/2026 16:28
By Redazione 345 Views 5 Min Read
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Si allinea la strategia difensiva dei due principali protagonisti dell’inchiesta sul “sistema Cefpas” (il Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario) che sta scuotendo i vertici della sanità e della politica siciliana. Dopo il deputato regionale dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), Riccardo Gallo Afflitto, anche il direttore generale dell’ente, l’ingegnere Roberto Sanfilippo, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Caltanissetta, Santi Bologna.

Entrambi gli indagati hanno però scelto di non lasciare del tutto in bianco il passaggio processuale, depositando due distinte e articolate memorie difensive scritte per respingere l’impianto accusatorio dei pubblici ministeri, che per il politico di Forza Italia (attualmente autosospesosi) hanno chiesto la custodia cautelare in carcere.

Il presunto patto corruttivo tra Gallo e Sanfilippo

L’inchiesta ruota attorno a quello che i magistrati della Procura nissena definiscono un chiaro e sistematico accordo di do ut des. Secondo l’accusa, il direttore Sanfilippo avrebbe letteralmente “asservito” le proprie funzioni pubbliche agli interessi e ai desiderata politici di Gallo Afflitto.

La contropartita dell’accordo sarebbe stata la stessa poltrona di comando dell’ente strumentale della Regione: il deputato forzista, sfruttando la propria influenza politica, avrebbe garantito e blindato la nomina di Sanfilippo al vertice del Cefpas nella primavera del 2023, assicurandone la stabilità del ruolo. In cambio, l’ingegnere avrebbe gestito le risorse, i contratti e le commesse dell’istituto assecondando le richieste del parlamentare.

I favoritismi contestati dagli inquirenti includono:

–Nomine e consulenze su misura: incarichi dirigenziali a soggetti vicini al deputato e quattro contratti di consulenza che sarebbero stati assegnati direttamente alla moglie dello stesso Gallo Afflitto.

–Le “segnalazioni” per le assunzioni: un pacchetto di contratti di collaborazione destinati a giovani donne che, secondo l’ipotesi investigativa, venivano agganciate al circuito clientelare.

–Pressioni sugli appalti: Sanfilippo avrebbe indotto l’imprenditore edile aggiudicatario della manutenzione del Cefpas per il periodo 2023-2027 a mettersi a “completa disposizione” delle esigenze e dei bisogni del politico.

Nonostante il silenzio in aula, i legali dei due indagati hanno fermamente respinto l’ipotesi del legame illecito. La difesa di Gallo Afflitto, guidata dagli avvocati Lillo Fiorello e Luigi Troja, ha rimarcato l’insussistenza dei patti corruttivi e ha voluto ridimensionare l’episodio delle assunzioni:

“Si è trattato semplicemente di segnalazioni per contratti del tutto legittimi che rientravano nella piena discrezionalità del direttore del centro. Parliamo di appena sette richieste a fronte di centinaia di migliaia di contratti stipulati dal Cefpas. Non ravvisiamo alcuna serialità né alcun accordo illecito con le singole persone.”

Dal canto suo, anche la memoria depositata da Sanfilippo punta a dimostrare la piena legittimità dei provvedimenti amministrativi adottati e l’assenza di qualunque forma di sottomissione della sua carica alle pressioni politiche.

Il braccio di ferro giudiziario sulle misure cautelari si inserisce in un contesto investigativo ancora più ampio e opaco, che ha fatto finire il Cefpas al centro del dibattito pubblico e d’aula all’ARS. Sullo sfondo dell’inchiesta della Squadra Mobile, infatti, si staglia il pesante scandalo delle assunzioni clientelari, che vede l’ente di formazione descritto dalle opposizioni come un vero e proprio “stipendificio” a uso e consumo della politica locale di centrodestra.

Nel mirino degli inquirenti e delle ispezioni regionali è finita la contrattualizzazione di circa 75 persone, all’interno della quale figurano in modo palese parenti stretti, coniugi, storici collaboratori, consiglieri comunali e grandi elettori di esponenti politici del territorio. Un sistema di “nepotismo diffuso” volto, secondo l’ipotesi investigativa, a convertire il denaro pubblico della sanità in bacino di consenso elettorale e a consolidare pacchetti di voti.

Tra i profili contrattualizzati spiccano anche figure legate ad ambienti trasversali (tra cui il fratello di un noto alto prelato e amministratori locali), inseriti in progetti dai budget milionari – come quello per la “Biblioteca digitale” del Cefpas. Una commistione tra interessi pubblici e privati su cui la Procura di Caltanissetta e la Commissione Antimafia regionale intendono fare definitiva chiarezza. Il quadro cautelare degli otto indagati principali resta ora al vaglio del GIP Santi Bologna.

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