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Scaricata dagli Usa, isolata in Ue: Meloni non ha una strategia sui dazi

Autore: Redazione Visualizzazioni: 266 Tempo di lettura: 7 Pubblicato il: 05/04/2025
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La Spagna ha messo sul tavolo 14 miliardi contro i dazi per le imprese e i posti di lavoro. L’Italia continua a temporeggiare

Contents
Meloni continua a minimizzare l’impatto sui dazi in ItaliaIsolata in Europa e scaricata da Trump Meloni non ha una strategiaMartedì vertice categorie-governo sui dazi Usa

L’unica certezza della strategia italiana che ha in mente il governo per rispondere ai dazi di Donald Trump è che manca una vera e propria strategia. Tra gli alleati della maggioranza le distanze sul come reagire alle sovrattasse americane sui prodotti made in Italy sono abissali, soprattutto tra Lega e Forza Italia.

Ma partiamo dalla premier. Giorgia Meloni, che probabilmente pensava di venir graziata da Trump, ha dovuto prendere atto che non è stato così. The Donald non ha fatto all’Italia alcuno sconto. Ma ciò nonostante Meloni si è guardata bene dall’attaccare gli Usa.

“Sono ovviamente preoccupata, è un problema che va risolto. Non ne farei la catastrofe che sto ascoltando in questi giorni che mi preoccupa paradossalmente più del fatto in sé. Parliamo di un mercato importante, quello Usa, che vale circa il 10% della nostra esportazione. Non smetteremo di esportare negli Usa, ma attenzione all’allarmismo che sto vedendo in queste ore”, ha ribadito ieri la premier. Che con questa posizione di fatto si isola in Europa, senza aver avuto peraltro nessuno scudo da parte di Trump. E gioca sempre a minimizzare.

Meloni continua a minimizzare l’impatto sui dazi in Italia

I dazi una scelta sbagliata, spiega la premier, che avranno un impatto significativo, ma di un ordine di grandezza affrontabile. Lunedì, annuncia, “ho deciso di chiedere ai due vicepremier, al ministro dell’Economia, dell’Industria, dell’Agricoltura, delle Politiche europee, di vederci e di portare ciascuna per la propria competenza uno studio sull’impatto che questa situazione può avere per la nostra economia”.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto la linea dura: la decisione americana “è brutale e infondata”, ha tuonato l’inquilino dell’Eliseo, sollecitando gli imprenditori a sospendere gli investimenti oltreoceano. Nella risposta di Parigi e Bruxelles “nessuna opzione è esclusa”, è stata l’assicurazione del presidente francese, in attesa che a dargli man forte arrivi Berlino con il suo nuovo cancelliere Friedrich Merz.

Nel frattempo nella visione del vicecancelliere tedesco Robert Habeck l’impatto delle sovrattasse al 20% imposte dagli Stati Uniti è paragonabile a quello dell’attacco della Russia all’Ucraina e richiede una “reazione compatta e decisa” come quella mostrata per Kiev. E la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, qualora dovesse fallire il canale diplomatico con gli Usa, è pronta a usare il bastone.

Isolata in Europa e scaricata da Trump Meloni non ha una strategia

Meloni non solo è per una linea soft nei confronti di Trump, alla ricerca di un difficile negoziato, ma, sposando in parte la visione della Lega, ha chiesto all’Europa di sospendere le norme sul Green Deal in tema di automotive e di rivedere il Patto di stabilità che il suo stesso governo ha sottoscritto.

Il filo che mantiene il governo con Trump è ancora più evidente nelle posizioni della Lega. Come scrive il Fatto quotidiano il fondatore di Tesla e capo del Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge) Elon Musk sarà l’ospite d’onore del congresso della Lega che si aprirà a Firenze oggi.

Per la Lega l’unica risposta ai dazi Usa è trattare da soli con Trump. “Dal nostro punto di vista gli Stati Uniti tratteranno in maniera bilaterale, non con l’Ue ma con i singoli Stati, e un governo amico degli Usa può fare un buon servizio al paese”, dice in un colloquio con La Stampa il vicesegretario leghista Andrea Crippa. Per la Lega deve pesare la special relationship con Trump. La Ue è colpevole, invece, di aver messo “le proprie pastoie” al commercio globale o essersi avviluppata “tra burocrazia e eco-follie”.

Una posizione agli antipodi di quella di Forza Italia. “Non si può negoziare con gli Stati Uniti perché la competenza del commercio internazionale è della Commissione europea, quindi tratta il Commissario Sefcovic, ascoltando e confrontandosi con noi”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della ministeriale Nato. “Poi bisogna lavorare con gli americani a livello europeo per arrivare a una riduzione, io mi auguro che si possa arrivare a una riduzione della metà, cioè arrivare soltanto ad un aumento del 10% dei dazi”, ha concluso il leader di Forza Italia.

Martedì vertice categorie-governo sui dazi Usa

Insomma la confusione è alta sotto il cielo a Palazzo Chigi. Ma Meloni dovrà sbrigarsi a individuare una strategia valida. Imprese, associazioni di categoria e sindacati aumentano il pressing sul governo, chiedendo di essere convocati al più presto – richiesta accolta dalla premier per martedì – e di attuare misure a sostegno di prodotti e aziende.

“In risposta ai dazi degli Stati Uniti la Spagna ha annunciato subito un piano da 14 miliardi a protezione di imprese e posti di lavoro. E lì hanno bollette più basse per imprese e famiglie, salario minimo legale. Noi invece abbiamo Giorgia Meloni che gli stipendi li ha aumentati solo a ministri e sottosegretari, che ci dice che non dobbiamo fare drammi e allarmismo sui dazi e che ‘la prossima settimana’ incontrerà le imprese. Con calma, ci pensa Giorgia. Ha avuto fretta solo a dire sì in Consiglio europeo a un folle Piano di Riamo”, scrive sui social il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte.

Fonte LANOTIZIAGIORNALE.IT di Raffaella Malito

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