Il ministro della Salute, intervenuto alla Festa del Fatto Quotidiano a Marina di Pietrasanta, torna sull’importanza delle campagne vaccinali e riflette sull’eredità lasciata dal Covid: «Argomento che fa perdere consensi, ma la prevenzione resta fondamentale».
Il rapporto tra la popolazione italiana e la prevenzione vaccinale continua a essere complesso, oscillando tra scetticismo e timore. A fare il punto sulla situazione è il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel corso del suo intervento alla Festa del Fatto Quotidiano a Marina di Pietrasanta.
Secondo l’esponente del governo, le resistenze riscontrate nell’adesione alle campagne di profilassi non sarebbero da attribuire a una diffusa adesione ideologica alle posizioni “No-Vax”, quanto a un freno di natura emotiva e culturale.
«Una questione culturale, la prevenzione salva le vite»
«Noi abbiamo sempre chiarito la nostra posizione sui vaccini e sappiamo perfettamente quanto siano stati storicamente decisivi per debellare malattie gravi», ha affermato Schillaci. Rispondendo alle domande sulle percentuali di adesione ai richiami per l’influenza e altre patologie, il ministro ha sottolineato come l’esecutivo stia mettendo in campo le risorse a disposizione, evidenziando tuttavia una resistenza strutturale nel Paese.
«Gli italiani, purtroppo, non sono mai stati particolarmente amanti dei vaccini. Ma non credo si tratti di una posizione contraria a prescindere: si tratta piuttosto di paura», ha spiegato. «C’è un problema culturale di fondo. Le persone devono comprendere che l’unico modo per eradicare definitivamente alcune malattie è proprio la vaccinazione».
L’eredità del Covid: «Un dramma che non porta voti»
Nel corso del dibattito si è toccato anche il tema dell’impatto psicologico e politico lasciato dalla pandamie di Covid-19 sui cittadini. Il ministro ha offerto un’analisi franca sul perché il dibattito pubblico tenda oggi a mettere in secondo piano l’emergenza sanitaria vissuta negli scorsi anni.
«Il Covid è stato un vero e proprio dramma nazionale», ha rimarcato Schillaci. «Rievocare quei mesi significa toccare ferite ancora aperte: quasi ogni famiglia ha dovuto fare i conti con lutti, ricoveri o grandi sofferenze. Dal punto di vista politico si tratta di un argomento che non porta consensi, anzi fa perdere voti».
Infine, Schillaci ha ricordato la natura istituzionale del proprio ruolo e i lavori in corso della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia: «Io non sono un parlamentare, ma credo sia fondamentale analizzare quanto accaduto per fare chiarezza. Se dalla Commissione emergeranno spunti per migliorare il sistema sanitario e farci trovare più pronti di fronte a eventuali emergenze future, sarà un beneficio per l’intera collettività».
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