È scontro aperto all’interno della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNA). Il sostituto procuratore nazionale Antonino Di Matteo ha depositato un esposto formale – un documento di una decina di pagine – indirizzato al Procuratore Generale della Cassazione e alla settima commissione del CSM, in cui punta il dito contro la gestione del procuratore nazionale Giovanni Melillo.
Nel mirino ci sono le scelte organizzative che, secondo Di Matteo, avrebbero progressivamente svuotato di significato e paralizzato il “Gruppo Stragi”, il pool di magistrati incaricato di coordinare le inchieste sulle stragi mafiose del 1992 e 1993.
Le accuse: “Conoscenze a compartimento stagno” e isolamento del pool
Il cuore della denuncia risiede nella presunta interruzione della circolazione delle informazioni all’interno dell’ufficio. Un metodo di lavoro che, secondo la storica intuizione di Giovanni Falcone, costituisce l’architrave di qualsiasi efficace strategia di contrasto a Cosa nostra.
Nell’esposto, Di Matteo denuncia:
- La prassi dell’isolamento: Gli sviluppi investigativi verrebbero condivisi unicamente dal vertice con pochi sostituti scelti in via fiduciaria, creando barriere a compartimento stagno che esautorano i componenti del pool.
- Notizie apprese dai giornali: Elementi cruciali riguardanti le indagini delle Procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze (dalla pista nera a mafia-appalti, passando per l’omicidio di Piersanti Mattarella) sarebbero stati appresi dal magistrato esclusivamente tramite gli organi di stampa.
- Riunioni “esclusive”: Episodi come l’incontro di coordinamento svoltosi l’8 gennaio con i magistrati di Caltanissetta e Firenze, a cui alcuni membri del Gruppo Stragi non sarebbero stati convocati né informati.
- Banche dati e trasparenza: I magistrati del gruppo non avrebbero avuto piena visibilità sui flussi informativi e sulle dinamiche in corso nelle procure territoriali.
La reazione politica e la richiesta al CSM e alla Commissione Antimafia
La pubblicazione dell’esposto ha immediatamente innescato un forte dibattito politico e istituzionale.
Un gruppo di parlamentari del Movimento 5 Stelle in seno alla Commissione Parlamentare Antimafia (tra cui l’ex procuratore nazionale Roberto Scarpinato) ha presentato una richiesta formale alla presidente Chiara Colosimo affinché vengano convocati urgentemente in audizione sia lo stesso Antonino Di Matteo che il procuratore Giovanni Melillo.
L’obiettivo è fare luce sulla reale funzionalità del coordinamento investigativo sulle stragi e verificare se le garanzie di trasparenza e condivisione informativa all’interno della DNA siano state compromesse.
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