Riceviamo e pubblichiamo
“Il decreto assessoriale n. 373 del 30 marzo 2026, che introduce le “soglie prescrittive” per i farmaci in Sicilia, rischia di trasformare i medici di famiglia in capri espiatori di un sistema malato.
L’obiettivo – risparmiare oltre 25 milioni di euro – può essere condivisibile. Ma il metodo è sbagliato e pericoloso.
Perché il peso dei tagli ricade su due soggetti fragili: i pazienti cronici (diabetici, ipertesi, cardiopatici, anziani) e i medici di famiglia, costretti a prescrivere entro tetti trimestrali senza poter controllare la spesa che arriva dall’ospedale.
Il problema non sono le terapie necessarie. Le cure oncologiche, quelle per i malati gravi, vanno garantite sempre. Il problema è che un medico di base, oggi, deve rispettare un tetto di spesa trimestrale, ma non ha alcuna influenza sulle prescrittive dei colleghi specialisti. Se un paziente esce dall’ospedale con una terapia costosa, quel costo grava anche sul budget del medico di famiglia, che non l’ha deciso.
Un sistema così è destinato a saltare.
È necessario un tavolo urgente tra Regione, Ordine dei Medici e associazioni dei pazienti per
1. distinguere chiaramente i budget dei medici di famiglia dalle prescrizioni ospedaliere. Due mondi diversi, due tetti diversi.
2. Sbloccare le risorse del PNRR per la sanità territoriale. Invece di tagliare i farmaci, si investa in assistenza domiciliare, infermieri di comunità, telemedicina. Così si riduce la pressione sulla spesa senza penalizzare chi cura e chi è curato.
3. Un modello di prescrizione per patologia, non per tetto. Si definiscano percorsi terapeutici appropriati, si monitorino gli sprechi, ma non si razioni la salute a colpi di calcolatrice.
La salute non si taglia. Si governa.
Adriano Nicosia“
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