Torna a infiammarsi lo scontro politico e giudiziario attorno alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. In seguito alle recenti indagini e polemiche che hanno lambito il progetto della grande opera, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, è intervenuto duramente a difesa dell’infrastruttura, criticando quello che definisce un approccio “ostile” da parte di una fetta della magistratura e del Paese.
In un videomessaggio inviato in occasione degli 80 anni dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), il leader della Lega non ha usato mezzi termini, denunciando l’esistenza di un clima di perenne sospetto nei confronti di chi fa politica o lavora nel settore delle costruzioni:
“Stiamoci vicini, perché purtroppo per una piccolissima parte di paese che spesso ricopre ruoli importanti e delicati, se qualcuno lavora nel business dell’edilizia delle costruzioni e se qualcuno fa politica c’è la presunzione di colpevolezza”.
Salvini ha poi puntato il dito contro quelle che ritiene essere anomalie procedurali mirate specificamente a fermare i cantieri prima ancora che aprano: “Sul Ponte sullo Stretto ci sono inchieste preventive, perché laddove c’è una grande opera e laddove c’è una piccola opera sicuramente per qualcuno c’è del marcio e allora è meglio bloccare in anticipo”. Citando anche le indagini “ingenerose” sulle Olimpiadi e su altri appalti in tutta Italia, il ministro ha concluso con un duro monito: “Con la presunzione di colpevolezza, con la burocrazia ostativa e con una microparte della giustizia politicizzata il paese non va avanti”.
L’opposizione attacca: l’allarme di Gratteri e la replica del M5S
Di tutt’altro avviso le opposizioni, che fanno scudo attorno alle parole del procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, il quale in un intervento su La Stampa ha espresso forti preoccupazioni sulla permeabilità mafiosa dei maxi-cantieri.
Sulla scia dell’allarme lanciato dal magistrato, è intervenuto duramente Agostino Santillo, deputato e vicepresidente della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera per il Movimento 5 Stelle: “L’allarme lanciato dal procuratore Nicola Gratteri certifica punto per punto le nostre denunce. Sul Ponte dello Stretto, il Governo Meloni ha letteralmente smantellato i presidi di legalità e sta continuando a farlo”.
Secondo l’esponente pentastellato, la decisione di bloccare l’opera non sarebbe un segno di resa alle cosche, ma un atto di realismo economico e sociale: i 13,5 miliardi di euro stanziati dovrebbero essere dirottati sulle vere emergenze di Sicilia e Calabria, come ferrovie, autostrade, dighe e ospedali.
Le riforme della giustizia al centro del dibattito
Il M5S ha inoltre legato la vicenda del Ponte alle recenti riforme del sistema giudiziario varate dall’esecutivo – come l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la stretta sulle intercettazioni e sui sequestri dei dispositivi elettronici, e la riforma della Corte dei Conti –, sostenendo che tali misure lascino le forze dell’ordine “disarmate” di fronte a una criminalità organizzata sempre più sofisticata.
“La mafia si sta ovviamente strofinando le mani, pronta a cannibalizzare l’opera in ogni sua fase”, ha incalzato Santillo, rivolgendo un appello finale a Meloni e Salvini affinché ritirino il progetto per non assumersi la “responsabilità politica, storica e morale di aver apparecchiato la più grande mangiatoia d’Italia a favore di comitati d’affari e cosche criminali”.
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