La battaglia contro l’attuale legge elettorale si sposta formalmente aule giudiziarie. La Rete per un voto libero e uguale — un cartello che riunisce una trentina di associazioni della società civile, tra cui Anpi e Cgil — ha depositato in modo simultaneo i ricorsi in 25 tribunali e corti d’appello d’Italia.
A illustrare l’iniziativa, definita “senza precedenti”, è stato il coordinatore della Rete, Roberto Zaccaria, nel corso di una conferenza stampa.
Oltre 300 ricorrenti e firme di spicco
Il fronte dei ricorrenti conta più di 300 partecipanti, tra cui spiccano docenti universitari, rettori, giornalisti, scrittori, ex magistrati e persino ex cariche istituzionali di primo piano. Il nome più illustre a sottoscrivere l’azione legale è quello dell’ex presidente del Consiglio e capo dello Stato Romano Prodi.
L’iniziativa raccoglie il testimone dell’opposizione parlamentare, portando il dibattito sulle regole del voto direttamente davanti ai giudici ordinari con una traccia comune condivisa su scala nazionale.
Le particolarità territoriali e i prossimi passi
I ricorsi non seguono un modello unico e rigido, ma tengono conto delle specificità locali e territoriali. Come spiegato da Pietro Adami, sono previsti ulteriori ricorsi mirati, inclusi quelli legati alle minoranze linguistiche (ritenute penalizzate dall’attuale impianto normativo):
- In Friuli Venezia Giulia, l’attenzione è puntata sulla tutela delle minoranze slovenofone.
- Sono previsti approfondimenti specifici anche per la Valle d’Aosta e per le circoscrizioni estere (Roma).
Il calendario giudiziario è già fitto: la prima udienza in assoluto è stata fissata al 16 dicembre presso il Tribunale di Trento, dando ufficialmente il via al percorso nei tribunali italiani.
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