In Sicilia si assiste ad uno spopolamento delle aree interne più marcato rispetto al Sud e al resto d’Italia
Ciò preoccupa gli statistici, che invitano a tenere “alta l’attenzione su un fenomeno che nell’Isola assume contorni più marcati, specie in alcuni territori”, dice il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, che ieri al dipartimento Lumsa di Palermo ha tenuto una lezione magistrale
nell’ambito delle attività del dottorato in “Mediterranean Studies. History, Law & Economics”.
La popolazione siciliana è calata da 5.059.482 abitanti del 2011 a 4.794.512 del 2024 (-4,1‰la variazione media annua).
Unica provincia che vede un aumento di popolazione è quella di Ragusa, da 314.431 a 319.260 abitanti (+1,2‰), con punte negative che si registrano ad Enna e Caltanissetta, definite “preoccupanti” da Chielli.
A Caltanissetta si registra una diminuzione notevole, da 275.396 a 246.960 abitanti (-8,3‰), a Enna una maggiore perdita relativa, da 174.761 a 153.589 abitanti (-9,9‰).
“Sono dati, che uniti alla diminuzione della natalità e a quelli di una popolazione già vecchia assumono contorni più marcati e non è possibile pensare ad un territorio che non è più popolato. È una perdita di tradizioni, economia, patrimonio immobiliare”.
Una perdita di abitanti che non è compensata dalla popolazione straniera. In questo caso ci sono dinamiche positive in tutte le province dell’Isola con un incremento da 127.141 a 200.340 stranieri (+188,3%) nello stesso periodo preso in considerazione, ma con una maggiore concentrazione
nelle province più dinamiche: Trapani +303,9% (da 10.685 a 22.380) con una crescita favorita da settori come l’agricoltura e il turismo; Agrigento +279,2% (da 9.354 a 16.169) con un forte incremento legato alla presenza di lavoratori stagionali; e Ragusa +263,9% (da 17.366 a 33.638). Palermo e Messina hanno incrementi del 105%.

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