Siciliacque ha avvertito la Regione Siciliana del rischio di fallimento e di possibili disservizi idrici estesi a tutta l’isola, segnalando una situazione critica legata a questioni finanziarie e gestionali.
I problemi includono una situazione debitoria ingente e questioni legate alle infrastrutture che potrebbero compromettere la distribuzione dell’acqua, anche in considerazione della crisi idrica che affligge la regione.
Cause della crisi
- Problemi finanziari: Siciliacque, partecipata dalla Regione Siciliana, lamenta debiti ingenti da parte di gestori idrici locali come AICA, che serve la provincia di Agrigento. Un debito di 22 milioni di euro da parte di AICA, per esempio, ha contribuito a un clima di forte tensione e incertezza finanziaria, che a sua volta minaccia la continuità del servizio.
- Disservizi estesi: A causa di guasti e della mancata fornitura idrica da parte di Siciliacque, comuni in diverse province siciliane hanno subito e continuano a subire disagi. Ad esempio, sono stati registrati problemi ad Agrigento, Trapani, Caltanissetta, San Cataldo.
- Criticità delle infrastrutture: La rete idrica siciliana è in una condizione critica, con oltre la metà dell’acqua potabile che si disperde a causa di perdite. Siciliacque ha avviato un piano di investimenti da 250 milioni di euro per affrontare queste lacune infrastrutturali e mitigare la crisi idrica.
- Siccità e razionamento: La prolungata siccità, con i livelli degli invasi al di sotto della soglia di guardia, ha reso necessario il razionamento dell’acqua in diverse aree, come indicato dall’Autorità di Bacino e comunicato da Siciliacque.
Interventi e risposte
- Conflitti e diffide: Il mancato accordo con AICA ha portato a un contenzioso, con Siciliacque che ha notificato un maxi decreto ingiuntivo.
- Soluzioni palliative: Sono stati consegnati dissalatori mobili per affrontare l’emergenza idrica, un intervento supportato anche dalla Regione Siciliana.
- Controlli e indagini: La Corte dei Conti ha avviato un’indagine sulla crisi idrica in Sicilia, criticando la gestione della situazione da parte della Regione.
La lettera inviata alla Regione dice sostansialmente tre cose:
1. Siciliacque si vedrà costretta in tempi strettissimi a ridurre l’erogazione dell’acqua in provincia di Agrigento a 50 litri al secondo. La decisione è diventata necessaria a fronte del debito da 22 milioni di euro di Aica, l’azienda idrica agrigentina, nei confronti di Siciliacque. Se non si procederà, la partecipata della regione rischia il fallimento con disservizi estesi in tutta
la Regione e riduzione degli importanti investimenti in corso.
3. Il socio Italgas è risoluto, quindi prima di qualunque determinazione, non ci si può che rimettere, considerata la gravità delle circostanze sopra rappresentate, all’indirizzo politico.
Un problema questo che potrebbe coinvolgere l’intera Sicilia, a Trapani e ad Agrigento sono già ricomparse le autobotti.
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