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Sicurezza, è scontro Tajani-ANM: «Servono arresti più rigidi». La replica delle toghe: «Esterrefatti, parole contrarie allo Stato di diritto»

Autore: Redazione Visualizzazioni: 66 Tempo di lettura: 3 Pubblicato il: 27/09/2026
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Scoppia una nuova polemica sull’asse Governo-Magistratura. A far discutere sono le dichiarazioni del Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, pronunciate a Roma a margine dell’evento “Villaggio della legalità”. Le sue parole sulla gestione della sicurezza e sulle decisioni dei giudici riguardo agli arresti hanno provocato la dura e immediata reazione dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM).

Contents
L’affondo di Tajani: «Serve più rigidità»La replica dell’ANM: «Grave deriva, la giustizia non si usa per intimidire»

L’affondo di Tajani: «Serve più rigidità»

Puntando il dito contro quello che definisce il fenomeno della “porta girevole” per le forze dell’ordine — le quali spesso arrestano soggetti che tornano in libertà subito dopo —, Tajani ha chiesto una stretta rigorosa alle toghe:

«Quando le Forze dell’Ordine arrestano qualcuno, la mattina dopo se lo ritrovano di nuovo a spacciare. Questo non va bene, serve molta più rigidità da parte della magistratura. Questo Governo sta dalla parte delle forze dell’ordine, ma chiedo a tutti i magistrati che decidono sugli arresti: è vero che c’è un problema di affollamento carcerario, ma dobbiamo anche dare un segnale che i ceffi non possono agire impuniti. Insomma, colpirne uno per educarne cento: credo serva e che alcuni magistrati debbano mettersi la mano sulla coscienza.»

La replica dell’ANM: «Grave deriva, la giustizia non si usa per intimidire»

Non si è fatta attendere la controriposta dei magistrati italiani. La Giunta esecutiva centrale dell’ANM ha diramato una nota ufficiale criticando fermamente le parole del Vicepremier:

«Le parole del vicepresidente del Consiglio lasciano esterrefatti perché danno spazio a una logica contraria a ogni Stato di diritto. I magistrati devono semplicemente applicare la legge. La sicurezza non si garantisce scaricandone la responsabilità sulla magistratura. La giustizia non è e non può essere uno strumento di intimidazione nei confronti di nessuno.»

Il botta e risposta riaccende il dibattito sul rapporto tra il potere esecutivo e quello giudiziario, mettendo al centro le criticità della gestione dell’ordine pubblico e la situazione di sovraffollamento delle carceri italiane.

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