L’ex presidente della Sezione Misure di Prevenzione di Palermo ha ottenuto il trasferimento temporaneo da Rebibbia per ragioni di salute e per il raggiungimento dei 70 anni. Si attende la decisione definitiva del Tribunale di Sorveglianza.
Silvana Saguto, ex presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo, ha lasciato il carcere romano di Rebibbia. All’ex magistrata è stata concessa la detenzione domiciliare, sia pure in via provvisoria, in attesa che il Tribunale di Sorveglianza di Roma si pronunci in maniera definitiva sull’istanza presentata dai suoi legali.
La decisione giunge a seguito del quadro di salute dell’ex giudice e del superamento della soglia anagrafica dei 70 anni. Il provvedimento temporaneo consente alla donna di attendere l’udienza di merito al di fuori della struttura penitenziaria in cui si trovava reclusa.
Il quadro giudiziario e le tappe della vicenda
Silvana Saguto era stata condannata in via definitiva a 7 anni e 10 mesi di reclusione al termine dell’articolato processo scaturito dall’inchiesta sulla gestione delle amministrazioni giudiziarie dei beni sequestrati e confiscati alla mafia. Secondo quanto accertato nei tre gradi di giudizio, l’allora magistrata aveva strutturato un sistema d’interessi incentrato sull’assegnazione di incarichi milionari a un ristretto “cerchio magico” di professionisti e collaboratori fiduciari, ricevendone in cambio utilità, regali e favori personali.
Nel mese di ottobre del 2023, a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione che rese definitiva la condanna, la Saguto fu prelevata dalla clinica di Palermo in cui si trovava ricoverata e trasferita inizialmente presso il carcere Pagliarelli, prima del successivo trasferimento a Rebibbia. Nel luglio 2026, inoltre, la Suprema Corte ha confermato in via definitiva la sanzione della radiazione dalla magistratura.
In attesa dell’udienza di merito
La concessione dei domiciliari rappresenta un provvedimento d’urgenza di natura temporanea. La posizione penitenziaria dell’ex magistrata tornerà a essere vagliata a breve dai giudici del Tribunale di Sorveglianza, chiamati a valutare la compatibilità del suo stato di salute con la reclusione carceraria e a stabilire se confermare la misura alternativa dei domiciliari fino al termine dell’espiazione della pena.

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