La Procura di Firenze ha ufficialmente archiviato l’inchiesta sulle stragi mafiose del 1993 che vedeva indagati Marcello Dell’Utri e, fino alla sua scomparsa, Silvio Berlusconi. Il procedimento puntava a fare luce su un presunto ruolo di mandanti occulti nei tragici attentati di Firenze, Milano e Roma. La decisione del giudice per le indagini preliminari chiude così un capitolo giudiziario durato anni, sollevando immediate reazioni politiche e familiari.
La reazione di Marina Berlusconi
Non si è fatta attendere la dura presa di posizione di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e primogenita del Cavaliere. In una nota ufficiale, la manager ha espresso sollievo ma anche profonda amarezza per quella che ha definito una “persecuzione giudiziaria” subita dal padre anche dopo la sua morte.
“L’archiviazione dimostra per l’ennesima volta l’assoluta infondatezza di accuse infamanti”, ha dichiarato Marina Berlusconi, cogliendo l’occasione per rilanciare il dibattito sulla necessità di una profonda riforma della giustizia in Italia. Secondo la primogenita del fondatore di Forza Italia, il caso del padre rappresenta l’emblema di un “uso politico della magistratura” che richiederebbe interventi urgenti per garantire l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Il “nodo” della condanna di Dell’Utri
Se da un lato la famiglia Berlusconi celebra la fine di questo filone d’indagine sulle stragi del ’93, dall’altro lato l’opinione pubblica e diversi osservatori sottolineano come le dichiarazioni di Marina Berlusconi abbiano programmaticamente sorvolato sulla figura di Marcello Dell’Utri.
L’ex senatore e fedelissimo collaboratore di Silvio Berlusconi, anch’egli uscito dall’inchiesta fiorentina, porta infatti sul groppone una condanna definitiva a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, rimediata nel 2014. Una sentenza passata in giudicato che ha accertato i suoi rapporti di mediazione tra Cosa Nostra e l’imprenditoria milanese facente capo al Cavaliere fino al 1992.
L’archiviazione di Firenze mette la parola fine alle ipotesi di un coinvolgimento diretto del binomio Berlusconi-Dell’Utri nelle stragi del 1993, un verdetto che la famiglia del Cavaliere utilizza come scudo per blindarne la memoria storica. Tuttavia, la complessa trama dei rapporti tra i vertici di Forza Italia della prima ora e la criminalità organizzata siciliana rimane un fatto sancito da altre sentenze definitive, che continuano a dividere profondamente la memoria storica e politica del Paese.
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