Diciottesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver lanciato una “ondata di attacchi su vasta scala” nella capitale iraniana. Tutti gli aggiornamenti
È il diciottesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Tutte le notizie della giornata.
22:50 – TEHERAN CONFERMA LA MORTE DI ALI LARIJANI
Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran ha annunciato la morte di Ali Larijani: È stato martirizzato”. La notizia è stata rilanciata da Al Jazeera, che cita fonti ufficiali iraniane.
In un comunicato diffuso dall’agenzia semi-ufficiale Mehr, le autorità di sicurezza hanno confermato l’uccisione di Larijani, avvenuta dopo che Israele aveva dichiarato in precedenza di averlo colpito in attacchi mirati. Nel messaggio ufficiale, il Consiglio ha ricordato Larijani come una figura che ha dedicato la propria vita alla Repubblica islamica, affermando che “ha risposto alla chiamata della verità e ha raggiunto con orgoglio il traguardo del martirio mentre era al servizio del Paese e della Rivoluzione islamica”.
21:45 – WSJ: “LA RUSSIA STA CONDIVIDENDO IMMAGINI SATELLITARI E TECNOLOGIA DEI DRONI CON L’IRAN”
Un rapporto citato dal Wall Street Journal sostiene che la Russia stia aumentando la cooperazione militare con l’Iran, “condividendo immagini satellitari e tecnologie avanzate legate ai droni”. Queste forniture, secondo fonti informate sui fatti, sarebbero destinate a migliorare la capacità di Teheran di colpire le forze statunitensi presenti nella regione.
20 – LE GUARDIE RIVOLUZIONARIE IRANIANE CONFERMANO L’UCCISIONE DI SOLEIMANI
Secondo quanto riportato da Al Jazeera, fonti iraniane e media statali affermano che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha confermato la morte del comandante delle forze Basij, Gholamreza Soleimani, in seguito a un attacco nemico. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa semi‑ufficiale iraniana Tasnim, citata anche nei media statali, l’IRGC ha detto che Soleimani è stato ucciso in un “attacco da parte del nemico americano‑sionista”.
Le Guardie Rivoluzionarie lo descrivono come un comandante che, negli ultimi sei anni, ha guidato i Basij, una forza paramilitare di riservisti legata all’IRGC, e ha “svolto un ruolo strategico e senza precedenti nel modernizzare la struttura popolare e jihadista dei Basij, sviluppare movimenti costruttivi, eliminare le privazioni e fornire assistenza ai gruppi oppressi e vulnerabili”. Il comunicato dell’IRGC ha definito questo evento come un “vile assassinio” e ha sottolineato l’importanza dei Basij nella lotta contro quello che ha chiamato l’”esercito terrorista americano, il regime sionista e i suoi mercenari”, citando in particolare il loro ruolo nella recente guerra regionale.
18.40 – ABBATTUTO UN DRONE VICINO ALL’AMBASCIATA USA A BAGHDAD
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Shafaq, citando una fonte della sicurezza irachena, un drone è stato abbattuto nei pressi dell’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad. In base alla stessa fonte, il sistema di difesa aerea dell’ambasciata statunitense è stato attivato pochi minuti prima che il drone raggiungesse le vicinanze del complesso diplomatico.
Al momento non sono stati segnalati né feriti né danni materiali in seguito all’incidente.
L’ambasciata si trova nella cosiddetta Green Zone di Baghdad, un’area altamente sorvegliata che ospita edifici governativi e diplomatici. Secondo diverse fonti di sicurezza, il drone faceva parte di un attacco con più velivoli lanciati verso obiettivi nella capitale irachena, ma i sistemi di difesa – sia iracheni sia statunitensi – sono riusciti a intercettarli prima che causassero danni significativi.
15:00 – SI E’ DIMESSO IL DIRETTORE DELL’ANTITERRORISMO USA: “L’IRAN NON E’ UNA MINACCIA”
Il direttore del Centro nazionale antiterrorismo degli Stati Uniti, Joseph Kent, si è dimesso a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele in Iran. In una lettera indirizzata al presidente Trump pubblicata su X scrive tra le altre cose che “l’Iran non rappresenta una minaccia imminente per la nostra
13:45 – LA FIFA DICE NO ALL’IRAN IN MESSICO
ROMA – L’Iran prova a rientrare nei Mondiali dalla porta secondaria. Non è ancora fuori, anche se nel frattempo uno dei tre paesi ospitanti – gli Stati Uniti – lo stanno bombardando. E allora la Federazione calcistica iraniana ha chiesto alla Fifa di spostare le sue partite in Messico. Il presidente della federazione, Mehdi Taj, ha sottolineato che il presidente statunitense Donald Trump “ha chiaramente affermato di non poter garantire la sicurezza della nazionale iraniana” e che, pertanto, la squadra “non si recherà negli Stati Uniti”. La Fifa ha detto che no, non si può. Ormai i biglietti sono venduti.
L’Iran dovrebbe affrontare Nuova Zelanda e Belgio a Los Angeles il 15 e il 21 giugno rispettivamente, e l’Egitto a Seattle il 26 giugno. Se loro e gli Stati Uniti dovessero entrambi classificarsi secondi nei rispettivi gironi, si incontrerebbero in un match a eliminazione diretta degli ultimi 32 a Dallas il 3 luglio.
12:50 – ISRAELE BOMBARDA TEHERAN E IL LIBANO
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver lanciato una “ondata di attacchi su vasta scala” nella capitale iraniana Teheran. E nel frattempo hanno ordinato alla popolazione libanese di evacuare tutta l’area a sud del fiume Zahrani. È l’ordine di evacuazione più esteso degli ultimi vent’anni.
12:30 – KHAMENEI RESPINGE LA DE-ESCALATION
La nuova guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha respinto le proposte di de-escalation trasmesse a Teheran dagli intermediari, chiedendo che Israele e gli Stati Uniti vengano prima “messi in ginocchio”. Lo ha detto un alto funzionario iraniano all’agenzia Reuters. Khamanei ha tenuto la sua prima sessione di politica estera da quando è stato nominato guida suprema ma il funzionario non ha chiarito se abbia partecipato di persona o da remoto.
12:00 – CHI ERA (O E’ ANCORA) LARIJANI
Ali Larijani aveva attraversato decenni di politica iraniana con la reputazione di chi sa trattare. Poi il “volto dialogante” della Repubblica islamica si è trasformato in uno dei simboli della linea dura. Per anni considerato l’uomo del compromesso – quello dei negoziati nucleari con l’Occidente – negli ultimi mesi aveva progressivamente abbandonato i toni morbidi, irrigidendo la postura al ritmo dell’escalation regionale.
Nato a Najaf nel 1958, cresciuto a Teheran, formato dalla rivoluzione islamica e poi asceso attraverso i ranghi dello Stato: ministro della cultura, capo della radiotelevisione, presidente del parlamento per oltre dieci anni. Negoziatore nucleare con l’Occidente, architetto parziale dell’accordo del 2015. Un pragmatico, dicevano. Uno di quelli con cui si può parlare, appunto. Poi le tensioni con Israele e gli Stati Uniti si erano fatte insostenibili, la diplomazia aveva ceduto il passo, e Larijani aveva cambiato registro. Nel 2025 era stato rinominato segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Una figura di guerra, non più di trattativa.
Dopo l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele, Larijani aveva scelto la linea dello scontro aperto: promessa di vendetta, minacce esplicite, retorica da tempo di guerra. Un cambio di passo netto, quasi inevitabile. L’Iran avrebbe fatto “pentire” i suoi nemici, diceva. Non ha fatto in tempo a mantenere la promessa. L’attacco era stato pianificato per la notte precedente, ha dichiarato un funzionario israeliano, poi rinviato all’ultimo minuto. Le informazioni arrivate lunedì pomeriggio indicavano che Larijani si sarebbe recato in uno degli appartamenti che usava come nascondiglio. Era lì con suo figlio quando è stato colpito.
11:20 – LARIJANI STA TWITTANDO
Mentre Israele annuncia l’uccisione di Larijani, il capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano pubblica (lui o con, ogni probabilità, chi per lui) sul suo account X un post con un messaggio scritto a mano, nel quale commemora i marinai uccisi dagli Stati Uniti al largo dello Sri Lanka.
11:15 – L’IRAN VUOLE GIOCARE I MONDIALI IN MESSICO
L’Iran prova a rientrare nei Mondiali dalla porta secondaria. Non è ancora fuori, anche se nel frattempo uno dei tre paesi ospitanti – gli Stati Uniti – lo stanno bombardando. E allora la Federazione calcistica iraniana ha chiesto alla Fifa di spostare le sue partite in Messico. Il presidente della federazione, Mehdi Taj, ha sottolineato che il presidente statunitense Donald Trump “ha chiaramente affermato di non poter garantire la sicurezza della nazionale iraniana” e che, pertanto, la squadra “non si recherà negli Stati Uniti”.
“Stiamo negoziando con la Fifa affinché le partite dell’Iran ai Mondiali si giochino in Messico”, ha dichiarato l’ambasciata iraniana in Messico in un messaggio pubblicato sui suoi account social. La Fifa non ha ancora commentato.
L’Iran affronterà Belgio, Nuova Zelanda ed Egitto nella fase a gironi, con tutte e tre le partite sono in programma negli Stati Uniti.
10:20 – ISRAELE HA ASSASSINATO IL CAPO DELLA MILIZIA DI SICUREZZA DELLE GUARDIE RIVOLUZIONARIE
Le Forze di Difesa Israeliane hanno annunciato l’uccisione del capo dei Basij, la milizia paramilitare di sicurezza interna delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. Gholamreza Soleimani è stato ucciso in un raid aereo a Teheran.
10:00 – ISRAELE UCCISO LARIJANI
Stanotte Israele ha preso di mira e ucciso Ali Larijani, capo del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, con un attacco a Teheran. A fare la comunicazione, il ministro della Difesa di Tel Aviv,
Israel Katz. “Larijani e il comandante dei Basij sono stati eliminati durante la notte”, ha detto Katz, ricordando l’uccisione il 28 febbraio di Ali Khamenei, definito “capo del programma di annientamento”: apparente allusione, questa, a un progetto diretto contro Israele.
Il ministro ha parlato dei dirigenti iraniani uccisi come di “membri eliminati dell’asse del male”, che si troverebbero ora “nelle profondità dell’inferno”.
9:40 – COLPITA UN’ALTRA PETROLIERA
Una petroliera ancorata vicino al porto di Fujairah, all’estremità meridionale dello stretto, negli Emirati Arabi Uniti, è stata colpita da un proiettile nelle prime ore di oggi, e si tratta del primo attacco a una nave nello Stretto di Hormuz in cinque giorni. La petroliera ha riportato danni lievi. Le autorità emiratine hanno poi affermato che un drone aveva causato un incendio in un polo dell’industria petrolifera sulla costa della città. Hanno anche segnalato un’altra ondata di attacchi provenienti dall’Iran e hanno affermato che una persona è rimasta uccisa dai detriti caduti da un missile intercettato.
9:00 – SALVINI CONFERMA CHE “NON E’ LA NOSTRA GUERRA”
“E’ giusto fare l’interesse nazionale. Trump ci ha coinvolto quando e stato attaccato l’Iran? Non mi sembra. Spero che chi ha lanciato questa iniziativa abbia valutato tutte le conseguenze e quindi l’Italia non ha scelto questa guerra. Non è la nostra guerra, non siamo in guerra contro la Russia e contro l’Iran. Mandare navi da guerra in zone di guerra significherebbe avvicinarsi al terzo conflitto mondiale, quindi bene prudenza governo italiano”. Lo dice il vicepremier e ministro Matteo Salvini a Rtl 102.5.
8:30 – NOTTE D’ALLARME PER I MILITARI ITALIANI IN KUWAIT
Una notte di continuo allarme per i circa 40 militari italiani rimasti nella base di Ali Al Salem in Kuwait. Gli altri militari sono stati evacuati nei giorni scorsi secondo il piano di rimodulazione della missione deciso dopo lo scoppio della guerra. Non e’ noto quando saranno portati via coloro che sono rimasti li.
La Difesa aerea kuwaitiana, si legge sui media locali, ha intercettato 4 droni ostili nelle ultime 24 ore. Uno e’ stato distrutto, un altro si e” allontanato dal teatro operativo, altri due sono caduti nella parte nord del Paese senza causare danni o feriti.
7:30 – “LE SCORTE NELLO STRETTO NON BASTEREBBERO COMUNQUE”
Arsenio Dominguez, il capo dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO) ha detto al Financial Times che le scorte navali attraverso lo stretto di Hormuz non garantirebbero “al 100%” la sicurezza delle navi che tentano di attraversare il canale. “Non rappresentano una soluzione a lungo termine o sostenibile” per l’apertura dello stretto. “Siamo vittime collaterali di un conflitto le cui cause profonde non hanno nulla a che vedere con il trasporto marittimo.
Secondo la Reuters, il Consiglio dell’IMO si riunirà in sessione straordinaria a Londra mercoledì e giovedì per affrontare le ripercussioni della crisi sul settore marittimo. Dominguez ha esortato i gestori delle navi a “non salpare, a non mettere a rischio i marittimi e a non mettere a rischio le navi”.
7:00 – COLPITA L’AMBASCIATA USA A BAGHDAD
Razzi e almeno cinque droni sono stati lanciati contro l’ambasciata statunitense a Baghdad. Lo riferiscono fonti della sicurezza irachena alla Reuters, descrivendo l’attacco come il più intenso dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Un testimone dell’agenzia ha visto almeno tre droni dirigersi verso l’ambasciata. Il sistema di difesa aerea C-RAM ne ha abbattuti due, mentre un terzo ha colpito l’interno del complesso dell’ambasciata, da cui si potevano vedere levarsi fiamme e fumo.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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