Una vera e propria bufera giudiziaria e politica si sta abbattendo sul centrodestra siciliano, scuotendo dalle fondamenta gli equilibri della coalizione di governo guidata dal presidente della Regione, Renato Schifani. Alla vigilia di un cruciale turno di ballottaggio amministrativo, l’Agrigentino e l’intera isola si ritrovano al centro di una fitta rete di indagini. Le inchieste colpiscono in modo trasversale esponenti di primo piano dei principali partiti di maggioranza, registrando un impatto particolarmente severo tra le fila di Forza Italia.
La mappa del contagio giudiziario
Il quadro delle vicende delinea una situazione di diffuso imbarazzo politico per l’esecutivo regionale. I procedimenti e le ipotesi di reato variano dalla corruzione al peculato, fino al concorso esterno, e coinvolgono figure chiave delle istituzioni isolane:
–Luca Sammartino (Lega): Vicepresidente della Regione, attualmente indagato per corruzione.
–Gaetano Galvagno (Fratelli d’Italia): Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana (Ars), a processo con l’accusa di corruzione, peculato e falso.
–Elvira Amata (Fratelli d’Italia): Assessora al Turismo, sotto processo a Palermo per corruzione.
–Roberto Di Mauro (Mpa): Ex assessore regionale, indagato con l’accusa di associazione a delinquere.
–Totò Cuffaro (Dc): Storico ex leader, che ha patteggiato una pena per corruzione e traffico di influenze.
–Salvatore Iacolino (Forza Italia): Ex dirigente regionale, attualmente indagato per concorso esterno.
–Michele Mancuso (Forza Italia): Deputato all’Ars, recentemente arrestato con l’accusa di corruzione.
–Lillo Pisano (Fratelli d’Italia): Deputato, indagato per truffa e peculato in relazione a eventi svoltisi ad Agrigento.
A questo già pesante scenario si aggiungono i recenti guai giudiziari di Riccardo Gallo Afflitto (deputato regionale e coordinatore di Forza Italia nella provincia di Agrigento) e la richiesta di rinvio a giudizio per il deputato Ignazio Abbate, accusato di indebita destinazione di denaro pubblico per fatti risalenti alla sua passata esperienza come sindaco di Modica.
La linea del rigore di Schifani: “No a crisi di maggioranza”
Di fronte a questa escalation, il governatore Renato Schifani sta tentando di blindare il proprio governo e gettare acqua sul fuoco delle polemiche, pur non nascondendo la delicatezza del momento. Di ritorno da una trasferta politica, il presidente ha voluto ribadire un principio cardine:
“La responsabilità penale è personale, Gallo ha tutto il diritto di difendersi, ma un dato è certo: coniugare una crisi di maggioranza a un’indagine di un singolo mi sembrerebbe eccessivo”.
L’invito del governatore è chiaro: separare nettamente le vicende giudiziarie dall’attività amministrativa. La priorità, secondo Schifani, resta blindare la stabilità della Regione in vista di scadenze cruciali come le variazioni di bilancio di luglio e la manovra finanziaria di fine anno.
Nonostante i tentativi di rassicurazione, il clima politico a Palermo resta pesantissimo. L’atteso vertice di maggioranza, che avrebbe dovuto ricompattare le fila della coalizione in vista dei ballottaggi, è stato ufficialmente rinviato. Dalle segreterie di partito trapela la giustificazione formale di impegni d’agenda non coincidenti, ma nei corridoi di Palazzo d’Orléans l’imbarazzo è palpabile. Il silenzio assordante degli alleati di fronte all’ennesima tegola giudiziaria riflette una frattura profonda all’interno della coalizione, giudicata da molti osservatori difficile da sanare nel breve periodo.
La situazione è particolarmente critica per Forza Italia, il partito più colpito dagli ultimi sviluppi. Oltre alle vicende che vedono coinvolti Gallo Afflitto e Mancuso, i forzisti devono fare i conti con scossoni interni e defezioni.
Per cercare di arginare il danno e mediare tra le correnti, la prossima settimana il commissario del partito, Minardo, farà tappa nell’isola. L’obiettivo sarà verificare gli umori della base e avviare una difficile ricostruzione interna in quello che si preannuncia come un momento di dura resa dei conti.
Resta adesso da capire come l’elettorato risponderà nelle urne del ballottaggio a questo scenario frammentato e teso. Ma soprattutto, se la strategia di Schifani di “blindare” l’esecutivo basterà a garantire la tenuta politica della Sicilia nei mesi a venire.
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